Mi sveglio di soprassalto, sudata fradicia e realizzo che era solo un incubo. Mi risento addosso parole che in realtà non esistono, almeno per il momento. “Sono ridotte le possibilità che lo ius soli passi in questa legislatura”. No, non esistono. Le ho solo immaginate nel sonno agitato dal caldo opprimente.

Mi giro sul fianco destro e provo a riappisolarmi. Come un fantasma mi appare la sagoma di quel ragazzone di Paolo, scartato per un lavoro da cameriere a cui aveva diritto per via di quella sua pelle nera. Cervia, nel Ravennate, terra di divertimenti e di socialità, che cosa ci combini? Era il 3 agosto. Giusto, anche perché il giorno dopo l’albergatore ha chiesto scusa a reti unificate.

Sonno.

Magari, perché ho in testa le urla dei passeggeri di un bus che difendono quel giovane pakistano aggredito dai controllori che lo accusavano di voler viaggiare gratis. Mentre invece lui il biglietto lo aveva eccome… Tu quoque Sardegna, isola che come tutte le isole sei per natura accogliente? Era il 2 agosto, vero? Vero.

 

Sonno. So di avere diritto ad altri dieci minuti.

E invece no. Perché appena chiudo gli occhi mi ritrovo davanti il caschetto nero della sindaca di Codigoro che minaccia tasse più alte per chi ospita rifugiati nel comune che amministra. Ferrara, dove non ci sono mai le mezze stagioni: d’inverno fa tanto freddo, d’estate tanto caldo. E questa frase la prima cittadina l’ha detta il 5 agosto.

Certo che è un lungo agosto, penso, e siamo solo agli inizi. Decido che ho dormito abbastanza, che è meglio star sveglie e tenere gli occhi bene aperti. Ma anche le orecchie, quindi accendo la radio e il messaggio è forte e chiaro: “Sono ridotte le possibilità che lo ius soli passi in questa legislatura“. Quindi non era un incubo. O forse sì, fatto sta che tutto d’un tratto interpreto sogni (e incubi).