I missili balistici della Corea del Nord possono raggiungere gli Stati Uniti. “Tutto il territorio è a portata di lancio”, ha dettato Kim Jong-un all’agenzia di stampa Kcna dopo l’ultimo test verso il mar del Giappone effettuato nel pomeriggio di venerdì. Una novità di non poco conto nell’escalation di tensioni che si sono registrate negli ultimi mesi. E infatti la reazione statunitense è stata immediata: da una parte, le dure parole di condanna di Donald Trump; dall’altra un’esercitazione congiunta con la Corea del Sud.

Le parole di Kim – “Le minacce di guerra di Washington ci spingono solo a risvegliarci ulteriormente e giustificano la nostra volontà di sviluppare armi nucleari”, ha spiegato il leader di Pyongyang. Il missile testato – un Hwasong-14 già lanciato il 3 luglio – rappresenta “un duro avvertimento” all’amministrazione americana, che ha definito il lancio “solo l’ultima delle azioni insensate e pericolose del regime nordcoreano”.

La risposta americana – Secondo Kim Jong-un queste armi servono a “garantire la sicurezza della Corea del Nord – ha ribattuto Trump – ma in realtà, hanno l’effetto opposto”. “Minacciando il mondo – ha sottolineato l’inquilino della Casa Bianca – questi test isolano ulteriormente la Corea del Nord, indeboliscono la sua economia e impoveriscono il suo popolo. Gli Stati Uniti prenderanno tutte le misure necessarie per garantire la sicurezza del territorio americano e proteggere i nostri alleati nella regione”. E infatti sono subito state condotte esercitazioni militari congiunte con la Corea del Sud dopo il nuovo lancio balistico intercontinentale. Secondo quanto riferito dalle forze militari americane in Corea del Sud, nel corso delle manovre sono stati usati sistemi missilistici in grado di essere dispiegati rapidamente e sono stati lanciati missili nelle acque territoriali al largo delle coste orientali del Paese.