La Camera dà il via libera all’abolizione dei vitalizi dopo 24 ore di polemiche in aula. Favorevoli 348 deputati, contrari in 17 e 28 astenuti, mentre Forza Italia non ha partecipato al voto bollando come “incostituzionale” la legge, che ora passerà all’esame del Senato. Il via libera è arrivato tra gli “oooooh…” di attesa dei pentastellati e i festeggiamenti di una parte dell’aula dopo che la presidentessa Laura Boldrini ha dichiarato chiusa la votazione, alla quale si è giunti dopo diversi scontri tra i parlamentari. I Cinque Stelle hanno accusato il Pd di fare ostruzionismo e a loro volta i dem hanno accusato i grillini di aver voluto fare interventi troppo lunghi. Il voto, dopo le polemiche, era stato fissato per le 18.30. La pdl Richetti ha ricevuto l’appoggio di Pd, M5s, Fdi, Lega Nord e dei civatiani. Si sono astenuti gli ex democratici di Mdp: “E’ stata messa una toppa, ma non basta”, ha detto il deputato Alfredo D’Attorre. Ha annunciato il suo voto contrario il presidente del gruppo Misto Pino Pisicchio: “Lo faccio per la dignità di quest’Aula”.

Video di Manolo Lanaro

Le reazioni – In disaccordo con il proprio gruppo hanno votato – a favore della pdl Richetti – le forziste Maria Stella Gelmini e Daniela Santanché, oltre all’alfaniana Rosanna Scopelliti. I primi ad esultare sono stati i deputati 5 stelle: “Con la forza dell’opposizione li abbiamo portati sul nostro campo, hanno votato la nostra proposta con le facce da funerale di Lenin: è una una soddisfazione enorme che dedichiamo a tutto il popolo italiano vessato da questi politici che hanno fatto del popolo macelleria sociale”, ha detto Alessandro Di Battista durante un brindisi con i colleghi del Movimento alla buvette della Camera. “Brindiamo qui – ha aggiunto – a un lavoro fatto per il popolo italiano, offre Clemente Mastella o Cirino Pomicino“. Secondo Ettore Rosato, “abbiamo fatto una cosa importante” senza correre “dietro alla antipolitica, ma abbiamo scelto di farle tirare su la testa dimostrando che sa mettersi in sintonia con il Paese che chiede sobrietà. È una legge giusta”. “Ci battiamo qui e ci batteremo in Senato perché sia approvata – ha spiegato il capogruppo dem durante le dichiarazioni di voto – I cittadini ci chiedono più sobrietà, a loro rispondiamo. Stiamo adeguando la politica a un mondo diverso, la adeguiamo anche agli altri Paesi europei”. Il leader della Lega Nord Matteo Salvini ha parlato di “bellissima giornata” e si è detto rammaricato dal fatto che “Forza Italia non abbia votato a favore”. Durante il suo intervento alla festa del Pd a Brescia, anche Matteo Renzi è entrato nel dibattito sulla paternità dell’abolizione: “Quella sui vitalizi è la proposta Richetti, che abbraccio. M5S parla parla ma poi non stringe – ha commentato il segretario dem – Lo si è visto nei passaggi fondamentali. Il Pd invece le cose le fa”.

Lo scontro Pd-M5s sui tempi del voto – L’approvazione è arrivata in fondo a una giornata di polemiche scoppiate sull’orario del voto, inizialmente previsto alle 14 come deciso dai gruppi. La questione è stata posta innanzitutto dal grillino Toninelli che ha accusato il Pd: “Stanno violando l’accordo, che prevedeva che entro le due di oggi pomeriggio, si arrivava al via libera, al voto, con il silenzio del Pd. Vogliamo votare oggi, come era previsto, siamo disposti a non intervenire più, ma vogliamo sapere che cosa vuole fare il Pd perché rinviare a settembre significa non fare mai più la legge”. All’esponente pentastellato ha risposto il capogruppo dem Ettore Rosato accusando a sua volta i Cinque Stelle di essere “imbarazzanti”: “Sono loro a fare ostruzionismo, che faccia tosta. I vecchi partiti fanno ostruzionismo, noi facciamo di tutto per abrogarli, anche rinunciare ai nostri interventi. Smettete voi al più presto di fare ostruzionismo, visto che da stamattina avete fatto lunghi interventi e ve ne uscite ora con questa cosa”.

L’emendamento sulla legge Fornero – I toni tra Pd e 5 stelle si erano inaspriti già su un emendamento del 5 stelle Luigi Di Maio che chiedeva che la legge Fornero, che d’ora in poi sarà applicata anche ai parlamentari, fosse operativa da questa legislatura. “La casta del Pd si tiene la pensione privilegiata”, ha detto il grillino. “Qui in Aula sta succedendo di tutto. Il Pd fa finta di essere come noi, ma in realtà è sempre la solita casta: ha votato contro per tenersi il privilegio: vogliono che venga applicata dopo le elezioni. A loro no. I loro privilegi sono intoccabili e noi dobbiamo continuare a pagarglieli. Mentre noi abbiamo rinunciato a 42 milioni di euro di rimborsi elettorali, e restituito milioni di euro di stipendi, loro decidono di tenersi stretto il trattamento privilegiato alla faccia di tutti i cittadini a cui la legge Fornero è stata applicata dall’oggi al domani”. A Di Maio ha replicato lo stesso Richetti: “Noi non la rinviamo, la applichiamo subito la Fornero”, ma “c’è un problema sull’età, oggi è 65 anni, poi si continua a crescere. Si tratta di un punto che in Commissione non ha trovato l’opposizione di nessuno”, ha concluso.

Un secondo emendamento approvato in mattinata prevede che il ricalcolo interamente su base contributiva dei vitalizi dei parlamentari non sia “in nessun caso applicato alle pensioni in essere e future dei lavoratori dipendenti ed autonomi”. L’emendamento, presentato stamani in Aula, tiene conto della “difformità tra la natura ed il regime giuridico dei vitalizi e dei trattamenti pensionistici comunque denominati dei titolari di cariche elettive e quelli dei trattamenti pensionistici ordinari”, e smina una delle critiche avanzate da chi è contrario al ricalcolo dei vitalizi pregressi sostenendo che questo si applicherebbe poi a tutte le pensioni.

Fi e Ap: “Incostituzionale”. Giuristi: “Si può fare” – Tra le polemiche sollevate in queste ore, c’è quella (sostenuta in particolare da Forza Italia e in parte da Area popolare) che il testo sia incostituzionale perché retroattivo. Nel merito però, molti giuristi sostengono che il pericolo è meno concreto di quello che potrebbe sembrare. “Si sta agitando uno spauracchio”, ha detto all’Ansa il giurista Gianluigi Pellegrino, “da parte di chi non la vuole: se vengono rispettati criteri di ragionevolezza e progressività, questa norma si può fare, non vedo grandi ostacoli. Anzi, mi sembra sacrosanto allineare i principi contributivi. Quando, in questo caso, si parla retroattività si usa un termine improprio. Retroattiva sarebbe una norma che azzeri la pensione già percepita o dica: ti abbiamo dato 5mila euro, ma abbiamo deciso di ricalcolare l’assegno con altri parametri e te ne spettavano 4mila, quindi ce ne devi mille. Ma dire che, da un certo momento in poi a seguito dell’approvazione di una nuova legge, la pensione sarà calcolata con metodo diverso, quello contributivo, e che questo abbasserà i trattamenti in corso, non quelli già erogati, non implica retroattività, perché si va a incidere sì su pensioni che si è già cominciato a percepire, ma la quota corrisposta in passato non viene intaccata”.