Il Senato degli Stati Uniti ha bocciato con 45 voti favorevoli e 55 voti contrari il testo presentato dai Repubblicani per revocare, senza prevederne una sostituzione, la maggior parte dell’Affordable Care Act, la riforma sanitaria voluta da Barack Obama, il cosiddetto Obamacare. Sette i membri del Grand Old Party che hanno votato contro il provvedimento. Il 25 luglio i fedelissimi del presidente erano riusciti a dare l’avvio alla discussione per un solo voto (51 conro 50), quello del vicepresidente Mike Pence. Determinante era stato anche il rientro a Washington di John McCain, il senatore dell’Arizona cui solo due settimane fa è stato diagnosticato un tumore al cervello.

Secondo gli ultimi dati del Congressional Budget Office (Cbo), l’ organismo bipartisan incaricato di fornire analisi economiche al Congresso, il piano dei repubblicani per abolire l’Obamacare senza sostituirla avrebbe lasciato senza assicurazione sanitaria 32 milioni di americani entro il 2026. Una prospettiva che ha giocato un ruolo nella decisione dei sentori repubblicani: le  i membri del Gop sanno bene che togliere da un giorno all’altro la copertura sanitaria a una mole così imponente di elettori, revocando il diritto alla salute garantito loro dalla riforma di Obama, avrebbe un contraccolpo devastante.

Perseguitato dalle polemiche sul Russiagate, con indici di popolarità in picchiata rispetto alla primavera (lo sostiene il 36 per cento degli americani, contro il 42 per cento di aprile), Trump conosce ora la prima vera débacle legislativa della sua presidenza.