Flavio Cattaneo esce da Tim con una buonuscita da 25 milioni ad appena 16 mesi dall’inizio del suo incarico. Lo ha deciso a maggioranza il consiglio di amministrazione dell’ex monopolista. Con il parere negativo del collegio sindacale. Ora, secondo l’agenzia Reuters, l’ex monopolista potrebbe ben presto abbandonare Cassiopea, il piano di investimenti in fibra nelle aree a fallimento di mercato alla base del recente scontro fra Cattaneo e il governo Gentiloni.

Nulla di ufficiale per il momento. Anzi Tim ha dichiarato di voler “dar vita ad una seconda fase del piano di rilancio aziendale di tipo ordinario che prosegua verso gli obiettivi prefissati dal dottor Flavio Cattaneo, primo fra tutti il piano fibra”. Di certo con l’uscita di scena del manager, il gruppo delle telecomunicazioni potrà però con maggiore facilità recuperare un rapporto costruttivo con l’esecutivo. Grazie anche ai buoni uffici del consigliere indipendente Franco Bernabé.

A guidare la società nell’era post-Cattaneo non sarà tuttavia l’ex presidente di Telecom, grande sostenitore della separazione della rete in rame del gruppo. L’ex manager Rai, promosso dopo la defenestrazione dell’ex ad Marco Patuano, sarà probabilmente sostituito da un triumvirato:  le sue deleghe verranno spartite fra il dirigente Vivendi Amos Genish, il presidente Arnaud de Puyfontaine e il vicepresidente Giuseppe Recchi. L’annuncio definitivo arriverà venerdì 28 in occasione della semestrale, l’ultima dell’era Cattaneo che non entrerà a far parte della squadra Mediaset come riferito da indiscrezioni di stampa smentite da fonti ufficiali di Cologno Monzese.

Uscito di scena Cattaneo, il finanziere Vincent Bolloré, socio di riferimento di Telecom attraverso Vivendi, spera di avere la strada spianata per trovare un’intesa con il governo sui progetti per lo sviluppo della fibra. Un accordo con la rivale Open Fiber, controllata da Enel e Cassa Depositi e Prestiti, eviterebbe infatti un’inutile e costosa duplicazione del futuro network a banda ultralarga. L’operazione è decisamente complessa e passa inevitabilmente per la valorizzazione della rete in rame di Telecom che, secondo l’azienda, vale circa 15 miliardi. E il mercato ci spera come testimonia il fatto che, nel giorno dell’addio di Cattaneo, il titolo dell’ex monopolista ha guadagnato il 3,82 per cento.

Come già accaduto in passato, i temi centrali della trattativa resteranno sostanzialmente tre: il valore da attribuire al network di Telecom, la quota di debito da accollare alla nuova società che svilupperà la fibra e, infine, il numero di dipendenti che confluiranno nella  nuova realtà aziendale. Il governo tutto questo lo sa bene e, in queste ore, sta valutando il da farsi. Tuttavia ha negato di aver avuto contatti nei giorni scorsi con Bollorè, protagonista anche di uno scontro con la famiglia Berlusconi a causa del dietrofront di Vivendi sull’acquisto della pay tv di Mediaset, Premium.

In attesa che il governo faccia le sue mosse, s’infuoca la polemica politica sul futuro della banda ultralarga e della rete di Sparkle, la controllata Telecom che custodisce il network dei cavi sottomarini. Il sottosegretario Antonello Giacomelli ha accusato Pierluigi Bersani di aver partecipato alla privatizzazione di Telecom commettendo un “grave errore”. Bersani ha domandato trasparenza: “Si può sapere finalmente che cosa si vuol fare di Telecom? È possibile o no far capire in Europa che non siamo i giocattoli del primo che passa per strada?” ha dichiarato l’ex ministro. Per Forza Italia, invece, la questione non può essere affrontata trascurando il tema della reciprocità negli investimenti fra Francia e Italia. Per il partito di Silvio Berlusconi, “i governi di sinistra hanno cercato di buttare miliardi affidando all’Enel, che si occupa già malamente di energia, il compito di creare un’altra rete – come ha spiegato Maurizio Gasparri – Ma di ciò si sono perse le tracce. Intanto il governo ha impostato in maniera conflittuale i rapporti con Telecom, incoraggiando Bollorè e Vivendi a una politica contro. Non possiamo trasformare l’Italia in un terreno per aggressioni estere”. Soprattutto quando in ballo, oltre a Telecom, c’è il futuro della fibra e persino di Mediaset che Bollorè vorrebbe annettere al suo impero media.