Secondo Sofocle, i dadi furono ideati da Palamede, per distrarre i compagni durante il lungo assedio di Troia. Secondo Erodoto, invece, la loro invenzione si deve agli abitanti della Lidia.
Il cubo di Rubik è il rompicapo più popolare di tutti i tempi, ma prima di trovare la sua strada è stato rifiutato da moltissimi editori, sorte che lo accomuna a tanti altri best-seller.

Ma di cosa stiamo parlando? Si tratta, per una volta, di un consiglio di lettura, ma la sto prendendo alla larga. Ci sono i giochi e c’è la gente che gioca, in famiglia, con gli amici, al circolo o dove gli pare. Parlo di giochi in generale, non di giochi d’azzardo, per una volta lasciamoli stare; parlo di Monopoli, di Cruciverba, di Scacchi, di Carcassonne, di Briscola, di Backgammon, di Sudoku, di Magic, di Ciclotappo, di Fantacalcio e chi più ne ha più ne metta. Mi seguite?

Normalmente la gente gioca e basta, semplicemente perché gli piace e non si pone troppe domande. Poi c’è qualche giocatore che la prende un po’ più sul serio e approfondisce uno o più giochi, studia le strategie, diventa più bravo degli altri, si cimenta nei tornei, partecipa a Campionati, vince qualche trofeo. Anche questi “esperti” normalmente giocano e competono perché sono portati a farlo e non si pongono troppe domande.

Una ben più esigua minoranza si pone questioni più profonde, magari vuole capire che cosa stia facendo: “Vabbè, noi giochiamo, ma cosa sono i giochi?” Domanda molto più difficile di quanto possa sembrare e per provare a farsi un’idea dovrà giocoforza addentrarsi un po’ nella filosofia e nella sociologia, partendo necessariamente da Ludwig Wittgenstein, dall’Homo Ludens di Johan Huizinga e da I giochi e gli uomini di Roger Caillois. E poi, tanti auguri!

Quasi nessuno invece riflette che i giochi non appaiono dal nulla, ma una loro storia ce l’hanno, qualcuno li ha inventati, in qualche modo si sono diffusi. Insomma, la Storia dei Giochi non è una materia popolare ed è un peccato, perché si tratta di argomento ricco e affascinante e pure sorprendentemente correlato con tante altre materie.

Ma ora le cose possono cambiare, perché Andrea Angiolino – giocatore, autore e storico dei giochi – ha pubblicato un libro importante, che può far uscire queste storie dalla ristretta cerchia degli specialisti per farle conoscere a un vasto pubblico. Si chiama Storie di giochi. Dal nascondino al sudoku, è edito da Gallucci e appunto racconta la storia di molti giochi, con uno stile simpatico e divertente, godibile da tutti. Scrive Angiolino nella sua premessa:

“Indagare la storia dei giochi è senza dubbio divertente: abbondano fatti sorprendenti e colpi di scena. È anche una ricerca molto istruttiva: rintracciando le origini degli scacchi e del mercante in fiera, del Monopoli e del cruciverba, incontriamo personaggi famosi e grandi eventi storici di cui possiamo imparare qualche aspetto meno noto. Inoltre, i giochi ci insegnano molte cose su chi li pratica: possiamo davvero dire di conoscere meglio i popoli antichi e gli abitanti di altri continenti se scopriamo di più sul loro modo di giocare“.

Del resto, Angiolino è davvero uno dei pochi che si occupano seriamente di giochi in Italia; la sua opera più celebre è probabilmente il Dizionario dei giochi, edito da Zanichelli (2010) e scritto, dopo anni di serie ricerche, in collaborazione con Beniamino Sidoti. Negli ultimi anni si è sempre più focalizzato proprio sulla Storia dei giochi, tanto che ne ha fatto parecchi bei racconti a Wikiradio su Rai Radio 3. Vi consiglio di ascoltarvene alcuni, per esempio quella su Alex Randolph, straordinario personaggio, unanimemente considerato l’inventore della professione di inventore di giochi.

Ma torniamo alle Storie di giochi edite da Gallucci, volume arricchito con le illustrazioni di Alessandro Satta, che hanno intento decorativo e non illustrativo. Lo sapevate che I Coloni di Catan (Klaus Teuber, Kosmos, 1995; in Italia Giochi Uniti), vero classico fra i moderni giochi da tavolo, ha venduto 23 milioni di scatole fra gioco base ed espansioni?

Lo sapevate che Monopoli, l’archetipo dei moderni giochi in scatola, edito da Parker Brothers nel 1933 e attribuito a Charles Darrow (un ingegnere disoccupato, durante la Grande Depressione) sostanzialmente esisteva già dal 1903, quando era stato proposto da Lizzie Magie col nome di The Landlord’s Game (Il gioco del padrone di casa)? Questa è una storia lunga e interessantissima, pensate solo che la Magie voleva promuovere le teorie economiche di Henry George, che riflettendo sul paradosso dello sviluppo americano (produttore di grande povertà oltre che di ricchezza), propugnava un sistema di tassazione della proprietà. Ne è uscito un gioco che è un po’ l’emblema del capitalismo e il cui logo (il celebre omino con baffi, cappello e bastone) altro non è che la raffigurazione del finanziere monopolista J. P. Morgan.

Lo sapevate che il gioco di carte speciali maggiormente diffuso al mondo è Uno, che in realtà altro non è che una variante con carte apposite di Dernier, un gioco di pubblico dominio che si faceva con un normale mazzo di 52 carte? E si potrebbe andare avanti a lungo!

Giusto per non sembrare troppo di parte, mi permetto un piccolo appunto. Come sapiens, io mi definirei un classificatore-catalogatore ed è forse per questo che mi manca un bell’indice. Ma sono sicuro che questa assenza sia una precisa scelta editoriale, per indurre chi ha in mano il volume a sfogliarlo, anche casualmente: queste storie, infatti, possono venir lette in qualsiasi ordine.