A tre giorni dalla sentenza l’atmosfera in aula tra accusa e difesa nel processo d’appello per l’omicidio di Yara Ganmbirasio è diventata incandescente. Nel mirino dell’accusa e della famiglia della 13enne di Brembate uccisa la difesa di Massimo Bossetti, imputato già condannato in primo grado all’ergastolo. “In 30 anni di professione non sono mai stato oggetto di così tanti attacchi personali come quelli che ho dovuto ascoltare da questa difesa con affermazioni lesive del mio lavoro e anche di quello del Ris” ha detto ai giudici il sostituto pg di Brescia Marco Martani rispondendo alle accuse, tra cui quella di aver solo “eseguito un ordine di scuderia”, mosse dai legali del muratore di Mapello. “Io non sono uno stalliere o un fantino o un bookmaker che trucca le corse dei cavalli – ha detto Martani – da chi avrei preso questi ordini? Non ho vincoli di mandato, sono un magistrato e se non fossi stato convinto della colpevolezza di Bossetti avrei concluso diversamente”. Il pg, che ha chiesto la conferma dell’ergastolo, ha anche replicato alle affermazioni dei legali Salvagni e Camporini che l’hanno tacciato di aver detto cose “incredibili, false e suggestive”. Solo un “polverone alzato da chi ha argomenti deboli”.

“Io nei processi non mi arrabbio mai, ma qui mi sono arrabbiato quando si è cercato di ingannare i giudici” ha spiegato, nel corso del suo intervento di replica l’avvocato Andrea Pezzotta, legale dei genitori della ragazzina assieme al collega Enrico Pelillo, facendo riferimento a una “barretta” inserita dalla difesa Bossetti sulla foto satellitare del campo di Chignolo d’Isola, dove venne trovato il corpo, per dimostrare che poco più di un mese prima del ritrovamento il cadavere non era là.  “Vi hanno mostrato una barretta facendovi credere che quella fosse di una lunghezza equiparabile a quella di una persona – ha spiegato il legale – mentre era di 3-4 metri”. L’avvocato Pezzotta ha fatto notare che le slide mostrate dai difensori di Bossetti “sono state fatte col sistema del copia e incolla e in questo modo riescono a parlare di 261 criticità sulla prova del Dna“. In più, la consulenza sul furgone “del dottor Denti è in gran parte copiata da wikipedia” e altri siti.

Poco prima anche il collega Pelillo, riprendendo la linea delle repliche del sostituto pg Marco Martani, aveva fatto riferimento alla “arringa suggestiva dell’avvocato Salvagni”, difensore di Bossetti assieme al legale Paolo Camporini, “che deborda di falsità”. E aveva aggiunto che dalla difesa sono arrivate spesso “fandonie che straziano ancora di più la memoria di Yara“. L’avvocato Pezzotta, secondo cui “la difesa ha proiettato in aula dei videogiochi”, è tornato a leggere davanti alla Corte le ricerche a sfondo sessuale che avrebbe effettuato Bossetti col suo pc su “ragazzine” e a parlare della “sua navigazione su siti sadomaso”. E ha fatto riferimento anche al tentativo difensivo di attribuire quelle ricerche alla moglie Marita Comi e a uno dei figli: “Lasciamo stare la signora Comi e il figlio – ha aggiunto rivolto a Bossetti – e prendiamoci le responsabilità che ci competono, quando ci competono”.

Entrambi i legali di parte civile hanno spiegato alla Corte che “ancora non si è capito” che genere di perizia sul Dna chieda la difesa per riaprire il processo. “Da quello che noi abbiamo capito non è più possibile estrarre ancora del Dna dagli indumenti di Yara, perché tutto quello che si poteva utilizzare è stato già utilizzato per le estrazioni” ha detto Pezzotta. Prima di lui anche il sostituto pg Martani aveva respinto punto su punto nel merito tutte le “criticità” su prove e indizi messe in luce dalla difesa. “L’approccio della difesa – ha spiegato il pg – è privo di logica e senza alcun supporto scientifico”. La decisione della Corte d’Assise d’appello di Brescia (sentenza o rinnovazione del dibattimento) è prevista per lunedì 17 luglio, dopo una camera di consiglio di diverse ore, come ha già preannunciato il presidente Enrico Fischetti nelle scorse udienze, e dopo le dichiarazioni spontanee di Bossetti.