Un italiano che pedala in maglia gialla, il 14 luglio, sulle strade di Francia ti richiama alla mente un motivetto musicale che Paolo Conte ha per sempre legato al ciclismo. I francesi al Tour si incazzano da troppi anni a dire il vero, dal 1985 direi, ultima vittoria di Bernard Hinault ma se per la festa nazionale il giallo lo porta un “cugino” d’oltralpe, non fanno i salti di gioia. Se questo cugino poi ha pure le carte in regola per indossarla fino a Parigi potrebbero pure girargli.

Fabio Aru in maglia gialla il 14 luglio mi ha costretto a rivedere gli altri italiani che hanno avuto questo privilegio che, posso dirlo, è ben augurante. Vincenzo Nibali nel 2014, proprio nella tappa della Planches des Belles Filles, e il siciliano, come Aru campione italiano in carica vinse la corsa. Rinaldo Nocentini nel 2009 e Claudio Chiappucci nel 1990 vestirono il giallo ma non lo portarono fino a Parigi. Fiorenzo Magni nel 1949 era di giallo vestito il 14 luglio nel primo Tour di Fausto Coppi che si tolse lo sfizio completo nel 1952. Gastone Nencini nel 1960, Ottavio Bottecchia nel 1924 e soprattutto Felice Gimondi nel 1965, quando il 14 luglio coincise fantasticamente con l’ultima tappa, sono altri nomi che aggiungono peso a una statistica tutta mia ma reale e che vorrebbe portare Aru sul gradino più alto del Tour il 23 luglio.

La strada è ancora lunga e gli avversari agguerriti ma se tratteniamo il respiro per le restanti tappe possiamo sentire sfumare la musica che ci farà gioire se: “Da quella curva spunterà, quel naso triste da italiano allegro, tra i francesi che si incazzano e i giornali che svolazzano”.