“Le mani che piacciono molto a nostro Signore”. Alberto Gorla, orologiaio di Cividale Mantovano, classe ’40, ricorda le parole che gli rivolse Papa Giovanni Paolo II quando osservò i calli delle sue mani. I due si incontrarono nel 1991 a Mantova e il Pontefice quel giorno impartì la benedizione dalla torre dell’orologio di piazza delle Erbe. Un ingranaggio creato proprio da lui, di rara fattura perché ovale o non rotondo. Uno dei tanti realizzati dal 1985, anno in cui lui, prima fabbro poi falegname, scoprì la nuova passione. “Mi hanno mandato a bottega a dodici anni – racconta a ilfattoquotidiano.it – e non ho potuto giocare. Così gioco adesso che sono vicino agli ottanta”.

L’amore per gli orologi arriva quasi per caso. “L’allora sindaco di Commessaggio, nel Mantovano, aveva necessità di aggiustare un ingranaggio e si rivolse a me”, racconta Gorla. Che nel frattempo da buon fabbro stava sistemando la ringhiera di casa ad un dipendente comunale. “Solo un anno dopo misi in funzione l’orologio di piazza delle Erbe a Mantova. Un meccanismo di cinque secoli e fermo da sei anni”. Ma la sfida più grande che si trova ad affrontare arriva nel 1994. Un’equipe di esperti francesi, inglesi e tedeschi lo invita a realizzare il meccanismo di Lorenzo della Volpaia, seguace di Leonardo da Vinci. Il maestro di Cividale sorprende tutti: trova i giusti incastri, e ricorda pure che Leonardo saltava alcuni passaggi nelle sue istruzioni, proprio per mettere alla prova l’intelletto di chi voleva cimentarsi col suo ingegno. Da qui parte un’altra sfida. “Vinta dopo 20 anni quando ho realizzato il planetario di Macerata, ultimato nel 2014”.

Non solo il tempo: le sue creazioni, ticchettii precisi e infiniti, misurano anche le emozioni. “La luna che batte i quarti influisce negativamente su chi è debole di testa. Diciamo battere la quartana per indicare la persona con la luna inversa. Invece quando la luna è piena, ed è in opposizione al sole, giova al carattere”. Per trent’anni, con l’aiuto della moglie, con la quale ha da poco festeggiato il cinquantesimo di matrimonio, Gorla ha raccolto orologi antichi. “Soprattutto del ‘600, ma ho conservato pezzi rari del ‘300 e ne ho salvati 150 dalla distruzione”. Un patrimonio che la provincia di Mantova rifiutò, finì così a Bergamo una decina di anni fa. Si deve al maestro mantovano la sistemazione degli orologi astronomici di Macerata e Piazza San Marco a Venezia.

In Laguna, nel giorno dell’inaugurazione, racconta Gorla, “ho preferito restare vicino al mio meccanismo piuttosto che scendere tra vip e autorità”. Tra i capolavori di Gorla, il prototipo del vecchio segnatempo. Una realizzazione di cui va fiero: “E’ un pezzo unico nel suo genere. Si tratta del primo orologio inventato dai monaci, un meccanismo a scappamento con un dente solo”. E ancora: un orologio a tre ruote per segnare ore, minuti e secondi e uno invece con sette responsi, tra i quali i quadranti di zodiaco, sole e fasi lunari. Alla figlia Mariella, quando nacque, dedicò naturalmente un orologio. Un calendario lunare, ricorda Mariella, “perché papà diceva che questo lo avrebbe aiutato a capire le tre donne di casa – io, mia madre e mia sorella – in quanto la luna condiziona parecchio l’umore femminile”. L’ultima creazione di Gorla è una macchina del Genio: il merlo idraulico di Leonardo. “I fischietti hanno otto note e richiamano il canto di vari uccelli”. Nel 2019, a 500 anni dalla morte di Leonardo, il maestro orologiaio ha programmato di realizzare alcuni meccanismi mai creati prima d’ora, per esporli tra Mantova e San Giovanni in Croce (Cremona).

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