In taluni palazzi, alcuni manager al soldo di un grande gruppo assicurativo, se la stanno sicuramente ridendo. Grazie a un articolo pubblicato su Linkiesta e poi letteralmente copiato da siti di informazioni e quotidiani vari, sono infatti riusciti a far passare un emendamento al ddl concorrenza che limita la scelta del cliente sulle polizze del ramo danni (escluse le RC auto) come un emendamento libertario, mentre l’emendamento che ha scoperto il gioco ripristinando la situazione iniziale, viene fatto passare come corporativo. Capita in questo strano mondo dove le notizie troppo spesso non vengono verificate, neanche da chi ha l’onere di farlo per professione.

Le cose sono andate così: durante la discussione in Senato sul ddl concorrenza, viene approvato all’art. 12 un emendamento che vieta il tacito rinnovo nelle polizze danni non obbligatorie. Detta così sembrerebbe una cosa accettabile, in realtà questo emendamento finisce per limitare a sole tre tipologie di polizza la scelta dei consumatori, rispetto alle quattro oggi presenti in Italia come in ogni altro paese europeo. I contratti del ramo danni sono di per sé piuttosto complessi, hanno normalmente bisogno di un intermediario, agente o broker e per questa ragione si può scegliere tra le diverse ipotesi contrattuali a proprio piacimento e necessità. Il contratto può essere stipulato in forma temporanea, annuale con o senza tacito rinnovo oppure pluriennale. Il contratto annuale con tacito rinnovo (salvo disdetta del cliente 30 giorni prima) è tra i più convenienti, consente una buona copertura, al prezzo fisso, qualunque siano i fatti che possano intercorrere dopo la stipula (non esiste il bonus come nella RC auto nei contratti danni!), ma neppure legami di troppi anni con la stessa compagnia. Ho avvisato così il Mise del problema e alla Camera è stata apportata la modifica necessaria. Ergo, con l’approvazione del ddl concorrenza, sui rami danni non ci saranno modifiche rispetto ad ora, mentre abbiamo giustamente ampliato anche alle accessorie auto lo stesso sistema dell’RC auto, ovvero il non tacito rinnovo alla scadenza.

Dovevo però immaginare che quantomeno la compagnia assicurativa che ha “suggerito” quell’emendamento contro il quale mi ero battuta in Senato, non avrebbero mollato l’osso facilmente. L’articolo di Linkiesta diventa virale e ricevo migliaia di insulti e minacce per aver svolto il mio lavoro, tutelando i cittadini. Alcuni arrivano a minacciare di morte me e la mia famiglia, i loro post sono al vaglio dei Carabinieri. I signori nei palazzi se la ridono, immagino, davvero tanto, il popolo insorge – non tutti in modo decente – contro un provvedimento (udite udite) che limita il potere delle compagnie assicuratrici nei loro confronti. Mi chiedo come sia stato possibile che tra i diversi giornalisti che hanno riportato l’articolo, nessuno abbia pensato di controllare la fonte e magari parlarne con chi conosce il settore e può spiegare il perché… a ragion veduta.

Alcuni, infine, non mi hanno perdonato il fatto di essere stata un’agente di assicurazione. Non sono una politica di professione, ho lavorato per 30 anni come imprenditrice assicurativa con dipendenti e certo non eludo il discorso, né evito di riconoscere un potenziale conflitto di interesse. Potenziale, però perché è chiaro che chi svolge correttamente il suo ruolo di intermediario tra i diritti e i voleri di un cliente – singolo o impresa – e le Compagnie di assicurazione non è figura che intenda favorire le stesse Compagnie mandanti, avendo evidentemente a cuore il beneficio massimo possibile per il cliente, fonte del suo lavoro e presso il quale per anni e decenni, garantisce con la propria deontologia e professionalità. Dunque servirebbe un po’ più di cultura, visto che grazie al mio intervento le possibilità contrattuali per il cliente tornano ad essere 4 e non solo 3, come sarebbe successo se me ne fossi lavata le mani. Ma forse non era proprio questo che si voleva fare? Indebolire il cliente e insieme il proprio agente professionista.

Mi chiedo, dunque, che cosa avrei dovuto fare una volta accortami della forzatura (e proprio la mia competenza in materia mi ha permesso di accorgermene), forse avrei dovuto tacere e lasciare che le cose andassero avanti per la loro strada, solo perché sono del settore? Non sarei stata accusata del contrario quando le associazioni dei consumatori o i clienti si fossero accorti dei limiti di questa norma applicata al mercato dei retails? Perché nessuno si chiede come mai nessun Paese europeo – anche con un’esperienza pluricentenaria ed avanzata nel settore assicurativo – abbia vietato i contratti annuali con tacito rinnovo tra i modelli contrattuali acquistabili dai propri cittadini?

Fare chiarezza è un lavoro difficile, non basta un tweet, serve un approfondimento, ma solo così si possono vedere i veri interessi che circolano attorno alla politica e discernere tra chi fa l’interesse del cittadino e chi no.