Continua il flusso di migranti provenienti dal Nord Africa e diretti verso le coste del sud Italia. Circa duemila persone sono state salvate oggi al largo della Libia in 15 operazioni di soccorso coordinate dalla Guardia Costiera, facendo salire così a oltre 10mila il numero dei migranti salvati nel Mediterraneo centrale dallo scorso sabato. Una emergenza che ha portato il ministro dell’Interno Marco Minniti a rientrare anticipatamente in Italia, interrompendo il viaggio istituzionale a Washington.

Storie, quelle dei migranti costretti a lasciare il proprio paese, di violenza e sopraffazione, di torture e umiliazioni, come quella che vede protagonista Mohamed Amed Toer, il 23enne somalo fermato a il 27 maggio scorso a Lampedusa, accusato di associazione per delinquere dedita alla tratta di esseri umani, sequestro di persona, violenza sessuale e omicidio aggravato. “Al mio arrivo nella casa – ha messo a verbale uno dei migranti ascoltati dai poliziotti – Mohamed il somalo era già nella struttura, picchiava i migranti e si divertiva ad umiliarci e a far pesare la sua supremazia. Una volta, lo stesso proprietario della struttura, un libico, lo ha ripreso perché ci picchiava così forte da ridurci in fin di vita”.

La struttura di cui parlano i migranti è uno dei tanti lager disseminati nel sud della Libia, in questo caso una specie di masseria nella zona agricola Hudeyfa, nel distretto di Cufra, quasi al confine con il Sudan. Un punto di passaggio obbligato per tutti quelli che dall’Africa orientale vogliono raggiungere le coste libiche per imbarcarsi. La storia è sempre la stessa, già raccontata da decine di migranti: le organizzazioni che si occupano della prima tratta del viaggio, vendono uomini, donne e bambini ad altre bande nel sud della Libia. Questi li rinchiudono a centinaia in strutture fatiscenti controllate spesso da altri migranti che si sono trasformati in aguzzini e qui li picchiano e li torturano fin quando non ricevono un riscatto dai familiari.

Ed è lo stesso tragitto verso le coste libiche a trasformarsi, in alcuni casi, in una vera e propria trappola mortale. Com’è accaduto per i 51 migranti abbandonati alcuni giorni fa dai trafficanti di esseri umani nel deserto in Niger che, secondo quanto riportato dall’Organizzazione internazionale delle migrazioni, potrebbero essere tutti morti. L’Oim ha reso noto sul suo sito che circa 24 migranti provenienti da Gambia, Nigeria, Senegal e Costa d’Avorio avevano allertato le autorità dopo essere stati abbandonati nel Sahara e una volta salvati hanno detto di far parte di un gruppo di 75 persone. Si cercano i restanti 51 che mancano all’appello.

Si infiamma intanto la protesta al Cara di Mineo, dove diverse centinaia di migranti ospiti hanno inscenato un corteo e bloccato la strada statale Catania-Gela per protestare contro l’applicazione di nuove norme di sicurezza all’interno della struttura. Una recente riunione del Comitato per l’ordine e la sicurezza convocato dalla Prefettura di Catania ha disposto un maggiore rispetto delle “regole” nel Cara, come il divieto di cucinare negli alloggi o la vendita di merce nella stessa struttura. L’applicazione delle norme ha provocato la reazione dei migranti del Centro accoglienza richiedenti asilo più grande d’Europa, che al momento ospita oltre tremila persone.