Si avvicinano i ballottaggi e i candidati sindaci sono avverti, ma in senso tecnico. Perché è proprio durante i periodi elettorali che sindaci, consiglieri e assessori finiscono “sotto tiro”. Come accaduto a Giuseppe Antoci, Presidente del Parco dei Nebrodi, aggredito il 18 maggio 2016 con un vero e proprio attentato: di ritorno da un incontro pubblico, lungo la strada di rientro verso casa, tra Cesarò e San Fratello, in provincia di Messina, sono state posizionate delle grosse pietre che hanno costretto l’auto blindata sulla quale viaggiava Antoci a fermarsi. Il veicolo è stato preso a fucilate. Gli agenti di scorta, supportati da un’altra pattuglia di colleghi della Polizia di Stato, hanno risposto al fuoco. I killer sono fuggiti. Vicino all’auto sono state trovate tre molotov inesplose.

Qui Italia, dove ogni 19 ore un amministratore è “sotto tiro”
E’ uno dei casi citati nel sesto rapporto “Amministratori sotto tiro”, presentato pochi giorni fa alla Luiss di Roma e denso di dati e analisi su un fenomeno in forte crescita che però è tanto marginale nel dibattito pubblico che la legge contro le aggressioni e le intimidazioni approvata in Senato è ferma lì da un anno. Lo studio realizzato dall’associazione “Avviso pubblico” nel 2016 ha censito 454 atti intimidatori rilevando un dato sconvolgente: ogni 19 ore un amministratore locale in Italia subisce intimidazioni e minacce, dirette alla sua persona, ai propri familiari o a strutture e mezzi dell’ente territoriale che governa, attraverso incendi e ordigni, messaggi minatori, aggressioni siche e verbali. Il dato è stato costruito, come gli altri anni, attraverso il monitoraggio delle notizie di stampa locali e nazionali, delle interrogazioni parlamentari e raccogliendo le segnalazioni dei propri coordinamenti territoriali.

Macché calo: è un “radicamento patologico”
Il lieve calo del 5% registrato rispetto al 2015, quando i casi censiti sono stati 479, non deve trarre in inganno”, si legge. “Non c’è alcuna inversione di tendenza ma, al contrario, dai numeri emerge una sorta di radicamento patologico del fenomeno. Dal 2011, anno della prima edizione del Rapporto, quando i casi censiti furono 212, minacce ed atti intimidatori sono più che raddoppiati. Il 2016 ha rimarcato l’esistenza di una piaga nazionale e in apparente espansione sui territori. Un virus che infetta un numero sempre maggiore di Comuni e che necessita di una prima risposta, importante seppur non definitiva, dal Parlamento”.

Ballottaggi a rischio pallottole
L’identikit dell’aggredito ci porta dentro all’attualità e ai ballottaggi di domenica. E’ proprio durante le competizioni elettorali, infatti, che si concentrano aggressioni e attacchi. Oltre il 6% dei 454 casi censiti sono riferibili a candidati alle Amministrative 2016, registrati da Nord a Sud del Paese. In un caso specifico, a Castelforte (Latina), la minaccia diretta ad un candidato ha provocato il ritiro immediato della sua lista durante la competizione elettorale (“Se non ti ritiri la tua azienda corre seri rischi”).  Si intimidisce il nuovo aspirante amministratore per condizionarlo o, nei casi più gravi, per convincerlo a ritirare la propria candidatura, se non è considerato affidabile o influenzabile.

L’Identikit dell’aggredito: nel 55% dei casi “sotto tiro” è un sindaco
Il profilo dell’Amministratore sotto tiro: uomo, Sindaco di un Comune medio – piccolo del Sud Italia (con una popolazione fino a 50mila abitanti) a cui generalmente viene bruciata l’auto. Governa un territorio ad elevata densità criminale, in regioni in cui sono nate le mafie tradizionali. Il 10% delle intimidazioni censite da Avviso Pubblico nel 2016 è stato rivolto nei confronti di donne, minacciate con le stesse metodologie utilizzate per gli uomini. Tra i soggetti maggiormente presi di mira da minacce dirette gli amministratori locali (61% dei casi). Tra questi Sindaci (55%), consiglieri comunali (23%), assessori (12,5%) e Vicesindaci (5,5%). In un numero limitato di situazioni (4%) sono stati colpiti presidenti del consiglio e di commissioni e consiglieri municipali. Rispetto al 2015 sono aumentate in percentuale le minacce e le aggressioni nei confronti del personale della Pubblica amministrazione – dal 13 al 18% – e dei candidati alle Amministrative, dal 5% all’8.5%.

L’Identikit dell’aggressore: quando la crisi strutturale arma i cittadini
Un dato del rapporto fa riflettere: il 20% circa dei casi di minaccia o aggressione si possono ragionevolmente ritenere non riconducibili alla criminalità, organizzata e non, ma a comuni cittadini che mossi da disperazione economica sfogano la rabbia sul bersaglio più vicino, facendo degli amministratori il capro espiatorio di una situazione di crisi strutturale che non li riguarda. Tra i temi l’abusivismo, argomento estremamente delicato in diverse regioni del Mezzogiorno, l’accoglienza di immigrati/rifugiati sui territori, unita alla difficile situazione economico – sociale degli stessi, provoca momenti di tensione tra cittadini e amministratori locali. Vi sono poi motivazioni politiche: atti di intimidazione di frange estremiste o espressioni eccessive di dissenso nei confronti dell’amministrazione locale. Preoccupante è il numero delle intimidazioni, perlopiù aggressioni, causate da futili motivi, riferite soprattutto ai normali controlli svolti dagli agenti della Polizia Municipale: multe per divieto di sosta, controlli delle generalità, la viabilità.

Calabria, la terra delle intimidazioni (+70%)
Il 76% degli atti intimidatori si concentra nel Sud e nelle Isole. La Calabria è la regione più colpita – 87 casi censiti, un allarmante +70% rispetto al 2015 –. A seguire la Sicilia – ai vertici di questa triste classifica nel 2014 e nel 2015 – con 86 casi censiti. Il terzo e quarto posto spetta rispettivamente alla Campania (64) e alla Puglia (51). Quinto posto per la Sardegna, 42 casi registrati. Nel Centro – Nord i casi sono stati il 24% del totale nazionale. L’Emilia Romagna è la regione dell’area in cui si registra l’aumento più considerevole – da 9 a 19 casi, settimo posto a livello nazionale –. Tra le altre regioni più colpite del Centro-Nord vi sono il Lazio – 6° posto con 21 casi – e la Lombardia – ottava con 18 casi. A seguire Toscana e Veneto, rispettivamente 16 e 10 casi. A livello provinciale il territorio più colpito è quello di Reggio Calabria – 32 casi – seguito da Napoli (29), Cosenza (25), Salerno (21), Nuoro (18), Agrigento e Vibo Valentia (16).