di Sergio Stagnitta *

Nel 1973 Eduardo De Filippo scrive una commedia intitolata Gli esami non finiscono mai, nella quale Guglielmo (il protagonista) per segnare il passare del tempo si mette tre barbe finte (nera per la giovinezza, grigia per la maturità, bianca per la vecchiaia). Eduardo scrive come ha concepito la commedia: “La commedia narra la vita di un ragazzo dal momento in cui festeggia il conseguimento della laurea fino alla morte che lo coglierà molti anni dopo. Tutta la sua vicenda è un esame: prima da parte dei futuri suoceri, poi della moglie, degli amici di casa, dei figli, dei conoscenti e infine del medico e del prete. A questo punto, con la morte sono finiti gli esami? No, perché il sacerdote rammenta al morituro quale altro rendiconto lo attende nell’aldilà”.

Giugno è sicuramente il periodo dell’anno nel quale il grande argomento degli esami di maturità esplode, portando con sé tante angosce, paure, rimpianti e perfino un po’ di nostalgia. Quello che è certo è che, anche a distanza di moltissimi anni, la maggior parte delle persone si ritroverà a dover affrontare lo stesso esame all’interno dei propri sogni.

Potremmo fare rientrare questo tipo di sogni nella categoria freudiana dei “sogni tipici” ovvero sogni che contengono fantasie collettive, sogni che prima o poi l’umanità intera farà. Come essere incinta, perdere una persona cara, perdere i denti, un ladro che tenta di entrare a casa nostra, la caduta nel vuoto e così via.

Ma come si presentano questi sogni sugli esami di maturità? Il “copione” spesso è lo stesso: nella maggior parte dei casi scopriamo che per qualche motivo dobbiamo affrontare nuovamente l’esame di Stato, o ci troviamo già nel percorso che ci porta verso la scuola, chiedendoci perché dobbiamo rifarlo, spesso siamo completamente impreparati di fronte alla prova di latino, di greco o di matematica, ci sediamo nuovamente nei banchi di scuola con l’ansia di chi sta per affrontare qualcosa di inconsueto per la nostra età. Difficilmente lo superiamo senza problemi, spesso ci svegliamo in preda all’angoscia di fronte ad una prova impossibile.

Ma perché ci troviamo a sognare questo esame innumerevoli volte nella nostra vita? Che significato può avere? I sogni tipici fanno emergere, come affermava Freud, fantasie universali, legate a tematiche che in ogni cultura e in ogni tempo l’umanità ha affrontato o deve affrontare. Per comprendere i loro significati devo però fare un accenno al perché sogniamo. Il sogno anche se si collega ad un evento passato, riguarda sempre il presente, qualcosa che stiamo vivendo oggi. Quindi l’esame di maturità potrebbe corrispondere ad un vissuto di inadeguatezza verso qualcosa legata alla nostra vita attuale, una nuova relazione, un nuovo lavoro e nuovi impegni scolastici, sentirsi immaturi (e qui mi tocca citare anche il bellissimo film di Paolo Genovese, che rappresenta proprio la fantasia di dover rifare l’esame di Stato), non all’altezza di un certo compito che il nostro inconscio ci fa rivivere attraverso i sogni.

Nello stesso tempo il sogno potrebbe contenere un messaggio profondo legato alla nostra crescita personale, c’è bisogno di un salto che ci permetta di andare oltre qualcosa che oggi ci blocca, un desiderio evolutivo, di cambiamento. Tutti i sogni tipici (e ricorrenti) come la nascita, la morte, gli esami, gli insetti, le paure di cadere, non devono essere interpretate in senso letterale, perché tutti contengono anche una spinta trasformativa, anche se vissuta con molti impedimenti e prove difficili da superare.

Infine questi sogni, a mio avviso, contengono anche un desiderio nostalgico di un tempo che non c’è più. L’esame di maturità è un vero e proprio “rito di passaggio”, un momento topico della nostra vita che porta con sé tante angosce ma anche tanti rimpianti. Seppure l’adolescenza è sempre stata raccontata da tutti come un periodo terribile, complicato, pieno di paure e inadeguatezze è, nel nostro immaginario collettivo, il momento magico nel quale abbiamo vissuto per la prima volta tutte le esperienze importanti della nostra vita: i primi amori, le prime prove scolastiche di una certa importanza, le emozioni della competizione nello sport, le amicizie profonde, le gelosie e le invidie. Ricordi indelebili, impressi nella nostra memoria grazie alla loro novità e forza.

Ritrovarsi immersi in tutti questi vissuti attraverso un sogno vuol dire anche sentirne profondamente la nostalgia, il desiderio di riscoprirli nella nostra memoria, direi proprio il bisogno di sentirci ancora pieni di quella vitalità immatura e semplice. Anche se, come sottolinea Luca nel film Notte prima degli esami: “E così è arrivata la notte prima degli esami. Non era come me l’aspettavo. Non c’erano più i miei amici non c’era più neanche Azzurra. Eravamo rimasti solo in due: io e la sfiga”.

* psicologo e psicoterapeuta