Cosa hanno a che fare 3,8 miliardi di euro, l’Italia, Trump e il bando del Qatar da parte degli altri quattro Paesi del Golfo?

Partiamo da un anno fa, quando il 17 giugno 2016, il ministro della Difesa Roberta Pinotti annunciava con soddisfazione un accordo monstre con il governo di Doha, al quale l’Italia, in cambio di quasi 4 miliardi, avrebbe fornito la bellezza di sette navi di superficie di oltre 100 metri (di cui 4 corvette), una nave anfibia Lpd (Landing Platform Dock) e due pattugliatori Opv (Offshore Patrol Vessel).

La stessa ministra lo definì allora “il più grande traguardo mai raggiunto dalla Marina italiana in termini di cooperazione internazionale” e anche il più grande affare unico chiuso da Fincantieri.

L’affare colossale coinvolgeva anche Leonardo-Finmeccanica, incaricata della sensoristica e del sistema di combattimento insieme a Mbda Italia (Matra Bae Dynamics Alenia), fornitore della parte missilistica ed elettronica, per ciò che concerne i sistemi Ew, cioè la guerra elettronica. Un risultato inimmaginabile fino ad allora, visto che la maggior parte dei battelli in dotazione alla Marina del Qatar, Al-Bahriyya al-Qatariyya, erano sempre stati di produzione inglese e francese.

Accadeva un anno fa e gli accordi erano in procinto di perfezionarsi proprio adesso.

Ma – attenzione alla tempistica – a novembre dello stesso 2016, Donald Trump diventa il nuovo presidente Usa. La sua prima visita di Stato, a maggio di quest’anno, è in Arabia Saudita, dove ribadisce il totale appoggio statunitense alla casata Saud esattamente come fece George W.Bush dopo l’11 settembre, malgrado lo stesso rapporto del Congresso sul caso sostenga che proprio l’Arabia Saudita fosse la maggiore coinvolta negli attentati suicidi alle Torri Gemelle. Trump fa ancora più di W. Bush e promette ben 110 miliardi di nuovi dollari in armamenti che diventeranno ben 350 in dieci anni.

Due settimane dopo, la stessa Arabia, leader incontrastato della regione, trascina altri quattro vicini nella crociata contro lo scomodo potente vicino Qatar, che per di più ha osato fare affari con un paese diretto concorrente degli Usa nella produzione bellica.

Certo, c’è stato l’ultimo attentato di Londra: quale migliore occasione per avere un movente? ‘Il Qatar organizza e arma i terroristi!’, tuonano da Riad e tutti immediatamente credono. Eppure, qualcuno solo pochi mesi fa diceva: “La cooperazione nel settore della Difesa con il Qatar è molto forte già da diversi anni. La firma dell’accordo di oggi rafforza ancor di più una collaborazione che riteniamo molto importante e strategica. La fiducia e la stima che si è instaurata tra i rappresentanti istituzionali nel mondo della Difesa è legata alla sempre massima lealtà con la quale sono stati avviati e perseguiti obiettivi comuni”. Sono ancora parole testuali della Pinotti. Se il Qatar fosse effettivamente uno Stato terrorista, suonerebbero più che allarmanti: o in Italia siamo totalmente imbecilli (soprattutto i nostri Servizi) o c’è qualcosa che non quadra.

Si può allora sospettare legittimamente che gli Usa siano alterati dall’attivismo commerciale bellico dell’Italia? Un ulteriore indizio: a dicembre 2016, dopo l’accordone con il Qatar, la Pinotti era proprio in Arabia Saudita. Visita di cortesia o cercava di rimpiazzare gli Stati Uniti che avevano sospeso l’invio di diversi sistemi militari a Riyad a causa dei bombardamenti sauditi sui civili in Yemen?

Fatto sta che una nota del sito di intelligence militare “Tactical News” scrisse che il Vice Principe ereditario e ministro della Difesa saudita, Mohammed bin Salman bin Abdulaziz, aveva ricevuto “offerte da Fincantieri per navi militari, tra cui fregate e corvette”. Toh, proprio come il Qatar, sei mesi prima.

Ora, l’ostracismo dichiarato dai quattro Paesi Arabi del Golfo rischia soprattutto di frenare gli investimenti della potentissima Qatar Investment Authority il fondo sovrano dell’Emirato, proprietario di beni e investitore in tutto il mondo, tra cui, in Italia, nello sviluppo di Porta Nuova a Milano, alberghi e villaggi in Costa Smeralda, i marchi Valentino e Pal Zileri e il 49 per cento della compagnia aerea Meridiana. Ancora l’Italia coinvolta.

A pensar male si fa peccato, diceva il grande gobbo, ma spesso ci si azzecca. Che la lotta al terrorismo sia diventata la nuova arma commerciale fine-di-mondo?