Quest’anno, durante il controverso festival di Yulin, città cinese della provincia meridionale del Guangxi, “ristoranti, venditori di strada e commercianti non potranno vendere carne di cane“. A riferirlo sono stati Humane Society International (HSI) e il gruppo statunitense Duo Duo Animal Welfare Project, che in un comunicato stampa hanno fornito alcuni dettagli dell’iniziativa. Tre commercianti di Dongkou, noto mercato della carne di cane, hanno confermato le indiscrezioni, sebbene non sia ben chiaro se il divieto copra anche la carne di gatto, altra prelibatezza di Yulin. Il provvedimento temporaneo, che diventerà effettivo a partire dal 15 giugno, una settimana prima dell’inizio dell’evento (21 giugno), prevede per i trasgressori multe fino a 14.500 dollari e in alcuni casi persino l’arresto.

Dietro alla sterzata animalista si celerebbe il nuovo segretario del Partito comunista locale, Mo Gongming, deciso a ripulire l’immagine della città nota a livello mondiale per la manifestazione, introdotta nel 2010 con l’obiettivo di incrementare il turismo locale. Da allora, l’opinione pubblica si è mobilitata per tentare di mettere un freno all’usanza. Nonostante ormai siano poche le aree della Cina dove il migliore amico dell’uomo finisce ancora in tavola, si stima che ogni anno nel paese asiatico vengano macellati tra i 10 e i 20 milioni di cani, molti dei quali sottratti ai loro padroni con ancora il collare indosso. Migliaia proprio nei giorni in cui si tiene il festival di Yulin.

Una crescente sensibilità animalista tra i giovani e la classe media cinese, tuttavia, ha reso l’evento inviso a molti, spingendo il governo municipale a prendere le distanze dal deplorevole costume locale. Già nel 2014, una circolare interna aveva intimato ai funzionari di tenersi alla larga dai ristoranti specializzati in carne di cane. “È imbarazzante che il mondo possa pensare che il brutale e crudele festival di Yulin faccia parte della cultura cinese”, dichiarava tempo fa ai microfoni dell’agenzia di stampa statale Xinhua Qin Xiaona, direttore della Capital Animal Welfare Association, ponendo l’accento sulla relativamente recente introduzione della manifestazione. Alle motivazioni di ordine “etico” si aggiungono gli avvertimenti della World Health Organisation, che allo smercio delle carcasse attribuisce la diffusione di malattie, quali la rabbia e il colera.

Anche se si tratta di un divieto temporaneo, speriamo che un effetto domino possa portare al crollo del commercio della carne di cane”, ha dichiarato Andrea Gung, direttore esecutivo di Duo Duo Project, sono impressionato dal fatto che la generazione più giovane a Yulin e in Cina si dimostri compassionevole quanto il resto del mondo. Spero che questo rappresenti veramente l’inizio della fine dell’abitudine di mangiare cani in Cina”. Le premesse ci sono tutte: secondo un sondaggio sponsorizzato dalla Capital Animal Welfare Association e ripreso dall’agenzia statale Xinhua, nel 2016, il 52% dei cinesi – compresi i cittadini di Yulin – si diceva favorevole a un divieto del commercio della carne di cane, mentre il 70% asseriva di non averla nemmeno mai provata. Lo scorso anno, milioni di persone hanno firmato una petizione, presentata agli uffici dell’amministrazione cittadina, per chiedere l’abolizione del festival. E grazie a Humane Society International, l’introduzione di posti di blocco sulle strade verso Yulin ha permesso di salvare decine di animali trasportati illegalmente, in quanto privi di certificato individuale, così come previsto dalla legge.

Risoluzioni di condanna contro l’annuale evento hanno fatto la loro comparsa anche presso il Congresso americano – l’anno passato e di nuovo il 6 gennaio scorso – grazie all’intervento del deputato democratico Alcee L. Hastings, che ha bollato il festival come “uno spettacolo di crudeltà estrema contro gli animali”.

di Alessandra Colarizi