Non è un Paese per la concorrenza. Ad ammetterlo è Giovanni Pitruzzella, il presidente dell’autorità che dovrebbe assicurare una competizione trasparente sul mercato. Nella sua relazione annuale, illustrata alla Camera martedì mattina, il numero uno dell’Antitrust scrive che “in ambito domestico non mancano le reazioni contro l’apertura dei mercati. E’ sufficiente pensare, limitandosi all’Italia, al complesso percorso parlamentare del disegno di legge annuale sulla concorrenza, che pare stia approdando per la prima volta alla sua approvazione, sebbene depotenziato rispetto ai suoi iniziali contenuti”. Tanto che secondo le associazioni dei consumatori non è solo inutile ma addirittura dannoso, e avrà un effetto contrario rispetto all’intento che sulla carta è appunto quello di promuovere la concorrenza. Che, ha ricordato Pitruzzella, “favorisce la riduzione delle rendite di posizione e delle diseguaglianze“.

Il garante ne ha avute anche per i tassisti e le loro “reazioni protezionistiche di fronte alla spinta competitiva proveniente da piattaforme come Uber“, per i “tentativi di introdurre freni regolatori all’espansione della sharing economy“, “le critiche provenienti da più fronti, anche molto autorevoli, contro la liberalizzazione del commercio e alle iniziative legislative regionali dirette a contrastarla”, “l’opposizione nei confronti dell’implementazione della direttiva Bolkestein sulla liberalizzazione dei servizi”. Per non parlare poi delle “liberalizzazioni lasciate a metà come quella del mercato elettrico dove il 68% degli utenti domestici è rimasto nel regime di maggior tutela”. L’obbligo per tutti i consumatori di passare al mercato libero, previsto dal ddl concorrenza, è stato rinviato al 2019 dopo che, da un’analisi dell’authority per l’energia, è emerso che le tariffe calmierate sono più convenienti in media del 20%.

“I mercati e la concorrenza sono sottoposti a critiche sempre più stringenti”, ha continuato il presidente dell’Authority. “Se globalizzazione e apertura dei mercati sono stati alcuni dei fondamentali pilastri dell’ordine mondiale che ha caratterizzato il ciclo politico economico degli ultimi trent’anni, oggi questi pilastri, insieme a molte altre componenti di quell’ordine, sono messi radicalmente in discussione“. Pitruzzella ora si augura che venga approvato il ddl concorrenza, un provvedimento che sulla carata dovrebbe essere annuale mentre “dal 2009 sarebbe il primo ad essere approvato”. Tuttavia “ci sono questioni ancora aperte”, visto che su molti punti il testo è stato depotenziato e lascia immutati privilegi di categoria e limitazioni anacronistiche come il divieto di vendere i farmaci di fascia C fuori dalle farmacie.

La concorrenza, ha insistito il presidente, “stimola l’innovazione, favorendo produttività e crescita economica” e se oggi “il tormentato equilibrio tra la sovranità e i mercati tende a spostarsi a favore della prima”, l’indebolimento della concorrenza nei mercati nazionali avrebbe l’effetto di “aumentare le rendite monopoliste, riducendo le possibilità di scelta dei consumatori, innalzando i prezzi di numerosi beni e disincentivando l’innovazione”. Secondo Pitruzzella “ne risulterebbero minacciati la crescita economica e il benessere generale”.