Come sempre il tempo è galantuomo: oggi l’europarlamentare del Pd, Renato Soru, è stato assolto in appello con formula piena dalle accuse di evasione fiscale

Dopo un anno dalla condanna di primo grado, emessa dal Tribunale di Cagliari, oggi molte cose sono cambiate. Appena pronunciata la condanna, Renato Soru si dimise da segretario regionale del Pd, un gesto forte e di massima serietà nonostante la sentenza di primo grado non equivalesse a pronunciamento definitivo. Seguirono numerose offese e polemiche, tra cui gli insulti dei soliti giustizialisti a corrente alternata dei grillini. E così un susseguirsi di grande ipocrisia.

A distanza di un anno esatto, oggi Renato Soru esce completamente scagionato e pulito dalla vicenda giudiziaria per evasione fiscale. Cosa insegna però questa storia? Che in Italia, con l’avvento del grillismo e del giustizialismo spinto ed ossessivo, basta una sentenza di primo grado per essere bollato come delinquente ed infangato. Il caposaldo dell’art. 27 della Costituzione afferma che l’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva, ma questo principio poco viene rammentato.

Basta una eventuale prima condanna o addirittura un rinvio a giudizio per essere considerati delinquenti, soprattutto se l’imputato è del Pd. Ora chi chiederà scusa a Soru? Le stesse persone che un anno fa sputavano fango e ipocrisia oggi che diranno? Assolutamente nulla: faranno finta di niente e troveranno le solite insensate e ridicole scuse. I processi vanno fatti in tribunale tenendo presente che nessuno è colpevole se non per sentenza definitiva.

In tutto questo il Pd sardo ha perso un ottimo segretario regionale e ha vissuto un anno di vuoto assoluto. Alla persona Soru, prima ancora che al politico, è giusto riconoscere la serietà e la pacatezza dei grandi leader e dei grandi uomini che nei momenti difficili sanno fare un passo indietro per il bene del proprio partito.

L’assoluzione con formula piena fa bene a tutta la nostra comunità e alla nostra amata Sardegna. La civiltà giuridica ha bisogno più che mai di riportare i processi dentro i tribunali, aiutare il lavoro dei magistrati e dei funzionari amministrativi con più risorse umane ed economiche. Perché solo così e con la dovuta celerità, la giustizia può essere definitiva veramente equa e lontana dai sommari processi di stampa.