Da lettore compulsivo (e credo anche curioso), ho notato che purtroppo in Italia romanzi bellissimi e originali, spesso pubblicati da case editrici indipendenti, vengono pressoché ignoranti da chi di solito si occupa di recensioni e articoli letterari. Probabilmente, se la critica fosse composta da bipedi un po’ meno pavidi, ne gioverebbero i lettori, così come i piccoli editori e gli scrittori che non hanno la fortuna (perché spesso si tratta di questo, siamo onesti) di vedere il proprio romanzo trasformato in una serie tv, di essere tradotto grazie ai contatti giusti, di finire eternamente in classifica per merito di sorrisi smaglianti e battute sganascione fatte al momento giusto e nel posto giusto.

In realtà, Leonard J. Monk, uno degli scrittori underground più oscuri e misteriosi degli ultimi anni, in Italia non viene pubblicato da un editore di nicchia: Koi press, che lo pubblica, è uno degli editori leader nel mercato digitale, con oltre mezzo milione di copie scaricate nell’ultimo anno. Ciononostante, il suo secondo romanzo, Soap, è stato totalmente ignorato dai critici e dai recensori. Peccato, perché si tratta di un libro veloce, intenso e capace di riscrivere le dinamiche del genere noir pur mantenendo un legame molto solido con la tradizione.

Soap

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È la storia di Nello, tassista di origine italiana, che vive a Southall, sobborgo londinese a ridosso dell’aeroporto di Heathrow, interamente colonizzato dalla comunità indiana. È la storia di una quotidianità da “Lumpenproletariat” (sottoproletariato): la telenovela da guardare tutte le sere all’ora di cena, il thermos di tè da bere in orari fissi, la confessione in chiesa ogni domenica, la musica classica, retaggio di un passato stravolto da dolori e crolli, ascoltata dopo ogni corsa.

È la storia di un’esistenza ferita, di un uomo che conosce Londra come le sue tasche, che applica le tecniche per leggere uno spartito musicale sulla topografia della metropoli. Ma Nello ha prestiti da saldare con un glaciale usuraio indiano, onori familiari da riscattare e una strana e ambigua presenza femminile, Scarlett, che entra nella sua vita e che diventa il tramite per il tracollo definitivo o la redenzione.

Usando tutti gli ingredienti del noir, Monk costruisce una storia torbida e terribilmente contemporanea, dove i dialoghi secchi, i lunghi silenzi, le vedute notturne di Londra creano un’affascinante, malinconica e ipnotica atmosfera. Soap è un romanzo intimo, notturno, territoriale, che deve molto a Georges Simenon e, dal mio punto di vista, anche alle atmosfere solitarie che si possono ritrovare nei film di Stefano Incerti (almeno in Gorbaciof), Paolo Sorrentino (Le conseguenze dell’amore) e Neil Jordan (La moglie del soldato).

Rispetto al suo penultimo lavoro, UB Underground, violento, sanguinoso e viscerale ritratto di Ulan Bator, capitale della Mongolia, Soap è un romanzo più delicato e adatto a diversi tipi di lettori. Le pulsioni sessuali qui sono solo accennate (ma non per questo visivamente meno forti), e le descrizioni pulp praticamente assenti. Quello che rimane, e credo sia la forza di questo autore, è l’onestà intellettuale. L’invidiabile capacità di non nascondersi e di raccontare quello di cui si sa: rendere racconto plurale una storia personale. Trasformare un uomo comune in un eroe (o antieroe, a seconda delle interpretazioni).