Il suo sogno era quello di scalare due delle più alte vette al mondo nel giro di 48 ore: prima l’Everest (8848 m), poi il Lhotse (8561 m). E Ueli Steck si trovava proprio in perlustrazione sul Monte Everest, per prepararsi a questo nuovo record, quando è rimasto vittima di un incidente mortale. Soprannominato ‘Swiss Machine‘, il 41enne è entrato nella storia dell’alpinismo per la sua scalata alla parete sud dell’Annapurna nel 2013 e per i suoi record di velocità su Eiger, Cervino e Grandes Jorasses. Steck ha vinto ben due volte il Piolet d’Or, il massimo riconoscimento alpinistico.

A dare la notizia della morte è stato il The Himalayan Times, che riferisce come il corpo senza vita di Steck “sia stato ritrovato sotto la parete ovest del Nuptse“, un pendio ghiacciato. A dare l’allarma sarebbero stati alcuni alpinisti al campo 1. Il cadavere è già stato recuperato ed è stato trasferito a Kathmandu. Secondo quanto ha fatto sapere la famiglia, le esatte circostanze della sua morte non sono ancora chiare. “La famiglia è enormemente rattristata e chiede che i media si astengano dallo speculare sulla sua morte, per rispetto e considerazione per Ueli”, si legge in un comunicato pubblicato nel sito web dell’alpinista. “Quando ci saranno informazioni attendibili sulla morte di Ueli Seck i media saranno informati”.

Il rappresentante della ‘The Seven Summits Trecks‘, azienda che ha aiutato a organizzare la spedizione, ha spiegato che Steck si trovava da solo al momento dell’incidente avvenuto fra il primo e il secondo campo base. Per rendere le cose ancora più impegnative, nel compiere la sua impresa, ‘Swiss Machine’ stava preparando la scalata dell’Everest attraverso il difficile passaggio chiamato Hornbein Couloir. Prima dell’incidente, stava probabilmente ultimando la sua preparazione con rapide salite senza protezioni.

Steck era uno dei più celebri alpinisti della sua generazione, in particolare per la sua tecnica di speed-climbing, grazie alla quale ha stabilito in particolare il record per l’ascensione della parete nord dell’Eiger, nelle Alpi Bernesi, in due ore e 47 minuti, senza l’utilizzo di corde. Nel 2013 raggiunse per la prima volta in solitario la vetta dell’Annapurna, in Nepal, dopo aver quasi perso la vita nel 2007 sulla stessa montagna, a causa di una caduta. Nel 2015, decise di scalare tutte le 82 vette delle Alpi più alte di 4.000 metri, viaggiando esclusivamente a piedi, in bicicletta e parapendio. Completò l’impresa in 62 giorni, rafforzando così la sua fama di “macchina svizzera”.