Tra il 2009 e il 2014 Amazon ha evaso 130 milioni di euro di tasse in Italia. E’ quello che, stando a quanto riporta Repubblica, ha accertato la Guardia di Finanza, che ha consegnato al gruppo e trasmesso alla procura di Milano e all’Agenzia delle Entrate un processo verbale di constatazione. Un anno fa i pm milanesi del dipartimento contro i reati societari, guidato da Francesco Greco, hanno iscritto nel registro degli indagati cinque manager europei della multinazionale di Seattle con l’accusa di omessa dichiarazione dei redditi. Le Fiamme Gialle hanno poi quantificato la presunta evasione, per una somma inferiore rispetto a quelle contestate in passato a Google ed Apple perché i margini del gruppo dell’e-commerce sono più bassi. Nel quinquennio, il giro d’affari del gruppo nella Penisola è stato di 2,5 miliardi.

Amazon ha annunciato proprio venerdì di aver chiuso il primo trimestre 2017 con utili in crescita del 41%, a 724 milioni di dollari, e ricavi in aumento del 23% a 35,7 miliardi. Nel febbraio 2016 Diego Piacentini, già vicepresidente di Amazon, è stato nominato dal governo Renzi commissario per il digitale e l’innovazione, ruolo che ricopre tuttora, a titolo gratuito. L’ultima versione del decreto che attua la riforma del Codice dell’amministrazione digitale ha annullato ogni riferimento alla legge sul conflitto di interessi spianando così la strada al suo arrivo a Roma. Per farlo, Piacentini ha preso un’aspettativa di due anni dal gruppo. Amazon in serata ha diffuso una nota in cui sostiene di “pagare tutte le imposte che sono dovute in ogni Paese in cui opera. Le imposte sulle società”, continua il comunicato, “sono basate sugli utili, non sui ricavi, e i nostri utili sono rimasti bassi a seguito degli ingenti investimenti e del fatto che il business retail è altamente competitivo e offre margini bassi. Abbiamo investito in Italia più di 800 milioni di euro dal 2010 e attualmente abbiamo una forza lavoro a tempo indeterminato di oltre 2.000 dipendenti”, continua l’azienda.

Dal canto suo Apple nel dicembre 2015 ha chiuso il contenzioso tributario con l’Agenzia delle Entrate versando al Fisco circa 318 milioni di euro a fronte di una contestazione iniziale che aveva quantificato i mancati versamenti Ires in 880 milioni di euro in cinque anni. Nell’agosto 2016 l’Antitrust europeo ha stabilito che il gruppo dei Mac ha goduto in Irlanda di 13 miliardi di euro di benefici fiscali illegali che, in base alle regole Ue, rappresentano indebiti aiuti di Stato e devono essere restituiti. Dublino, che nel 1991 e 2007 ha firmato con il gruppo creato da Steve Jobs due accordi fiscali (“tax ruling”, di per sé legali), ha presentato ricorso sostenendo che si tratta di una interferenza nella sovranità nazionale. Lo scorso ottobre Michael O’Sullivan, legale rappresentante della Apple Sales International, con sede in Irlanda, ha patteggiato 6 mesi convertiti in 45mila euro di multa. Rispondeva di omessa dichiarazione dei redditi così come altri due manager italiani per i quali, però, i pm hanno avanzato un’istanza di archiviazione.

Per quanto riguarda il motore di ricerca di Mountain View, nel febbraio 2016 la Procura milanese ha tirato le fila dell’inchiesta sulla presunta sottrazione all’erario, tra il 2009 e il 2013, di redditi imponibili per circa 227 milioni di euro, grazie ad uno schema elusivo che coinvolge una serie di società dislocate tra Irlanda, Paesi Bassi e Bermuda. Il pm Isidoro Palma ha chiuso le indagini a carico di cinque manager (due irlandesi, un inglese, un americano e un cittadino di Taiwan) del gruppo, ai quali però ha potuto contestare, come penalmente rilevante, solo un mancato versamento dell’Ires relativa a un imponibile di 98,2 milioni di euro. Da tempo è aperto il contenzioso tributario tra Google e l’Agenzia delle Entrate che potrebbe chiudersi nei prossimi giorni con un maxi-versamento, come accaduto per Apple. In Procura sono aperti fascicoli anche su Facebook e Western Digital.