Fuori un’altra: Stoccolma rinuncia alle Olimpiadi invernali del 2026. La sindaca Karin Wanngard ha ufficializzato la scelta di ritirarsi dalla corsa ai Giochi, iscrivendosi alla lista di città che, dopo uno slancio di entusiasmo, hanno preferito fare a meno della più prestigiosa manifestazione sportiva al mondo. Cracovia, Oslo, Boston, Amburgo, Budapest, ovviamente Roma, adesso pure Stoccolma, domani chissà chi altro: l’elenco si allunga di mese in mese e certifica la paura nei confronti delle Olimpiadi. Nessuno vuole più ospitarle, perché non convengono. E il Comitato Olimpico Internazionale (Cio) si trova costretto ad andare in giro per il mondo ad elemosinare candidatura (infatti il presidente Thomas Bach vorrebbe provare ad assegnare in un sol colpo i Giochi 2024 e 2028 rispettivamente a Parigi e Los Angeles, le uniche due rimaste in gara per la 33esima edizione, così da risolvere il problema per almeno una decina d’anni).

Le motivazioni del forfait sono quelle di sempre: scarso consenso politico, preoccupazione per i costi. Ma stavolta c’è di più: la sindaca Wanngard ha puntato il dito direttamente contro il Cio, e contro i suoi contributi all’organizzazione, “incerti” e quindi insufficienti per approntare un progetto senza rischi. Un’accusa forte, perché si parla proprio di ciò che nelle intenzioni del Comitato avrebbe dovuto rilanciare i Giochi del futuro, rendendoli sostenibili e quindi più appetibili. Nel 2014 il Cio aveva lanciato l’Agenda 2020 per delle nuove Olimpiadi “low-cost”: un manifesto per un evento anti-sprechi, in cui il Paese organizzatore avrebbe potuto contare su un forte finanziamento da parte del Comitato. Anche per la candidatura di Roma 2024 il presidente del Coni, Giovanni Malagò, e il presidente del comitato promotore, Luca Cordero di Montezemolo, avevano molto insistito sulla presenza di questo contributo da almeno un miliardo di euro che avrebbe fatto quadrare i conti. Ma per gli svedesi quei soldi non sono così certi: meglio non farci troppo affidamento. Il resto lo ha fatto il solito scetticismo dell’opinione pubblica, che si è tramutato in opposizione politica: della maggioranza al governo della città, solo il Partito socialista si era detto esplicitamente a favore della manifestazione. E così la sindaca ha annunciato il passo indietro.

Con questa decisione, se verrà confermata nelle prossime settimane (il Comitato olimpico nazionale spera ancora di far cambiare idea alla prima cittadina), la capitale svedese stabilirà un record: si tratta del secondo forfait consecutivo, visto che Stoccolma aveva già presentato e ritirato domanda anche per i Giochi del 2022, poi assegnati per forza di cose a Pechino (l’unica alternativa, molto poco credibile, era rimasta Almaty). A questo punto il Cio deve rimboccarsi le maniche per trovare dei sostituti: impresa non facile, perché se i Giochi estivi, nonostante i costi spropositati, mantengono pur sempre una certa aura di prestigio internazionale, quelli invernali sembrano avere ormai davvero solo contro e nessun pro. A maggior ragione dopo Sochi 2014, che per le manie di grandezza di Putin ha trasformato anche l’edizione minore dei Giochi in un evento megalitico. L’assegnazione per il 2022 è stata un disastro, ad oggi per il 2026 c’è solo una candidatura ufficialmente presentata, quella di Sion in Svizzera (che però probabilmente dovrà passare da un difficile referendum). Poi si sono fatti i nomi di tante città e Paesi: Innsbruck in Austria, Erzurum in Turchia (assolutamente improbabile, vista la situazione politica del Paese), Calgary in Canada (dove è già stato stanziato un budget per la fase esplorativa), e la solita Almaty in Kazakhstan, che potrebbe tornare alla carica. L’annuncio finale verrà fatto proprio in Italia, nella sessione Cio del 2019 a Milano. Ammesso che ci sia ancora qualcosa da scegliere.

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