Il senatore Antonio Caridi di Gal resta in carcere. Lo ha deciso il Tribunale del Riesame di Reggio Calabria che, per la seconda volta e dopo l’annullamento con rinvio disposto dalla Cassazione a inizio marzo, ha confermato l’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip l’estate scorsa nei confronti del parlamentare calabrese accusato di associazione mafiosa e, in particolare, di far parte di quella componente “riservata” della ‘ndrangheta in grado di dettare le linee strategiche dell’intera organizzazione criminale.

Arrestato nell’ambito dell’operazione “Mamma santissima”, nelle scorse settimane Caridi è stato rinviato a giudizio nel processo “Ghota” in cui la Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria ha riunito le più importanti inchieste contro le cosche reggine. Il processo per Caridi è iniziato giovedì e alla sbarra, tra gli altri, c’è l’avvocato Paolo Romeo, ex parlamentare del Psdi già condannato per concorso esterno e ritenuto testa pensante di quello che il pm Giuseppe Lombardo definisce il “direttorio” della ‘ndrangheta, composto anche dall’avvocato Giorgio De Stefano.

Quest’ultimo, però, ha scelto il rito abbreviato. Alla sbarra nel troncone andato ordinario, con Caridi e Romeo ci sono pure l’ex sottosegretario regionale Alberto Sarra e un’altra trentina di persone coinvolte nel processo “Ghota” che rischia adesso di riscrivere la storia della ‘ndrangheta di Reggio Calabria capace “di interagire sistematicamente e riservatamente con gli ambienti politici, istituzionali ed imprenditoriali al fine di infiltrarli ed asservirli ai propri interessi criminali”.

Secondo il pm Lombardo, il senatore Caridi è stato uno dei politici al servizio di Giorgio De Stefano e Paolo Romeo i quali avrebbero infiltrato loro “uomini” negli enti locali e addirittura in Parlamento. Il processo accerterà, infatti, “l’uso deviato del ruolo pubblico” di Caridi non solo da quando è senatore della Repubblica ma anche nelle “cariche di volta in volta ricoperte all’interno del Consiglio e della Giunta comunale di Reggio, del Consiglio e della Giunta regionale della Calabria”.

Erano i tempi i cui Caridi è cresciuto politicamente al fianco dell’ex governatore della Regione e sindaco di Reggio, Giuseppe Scopelliti, la cui abitazione è stata perquisita l’estate scorsa perché indagato per reato connesso in un’altra inchiesta della Dda collegata a “Mamma Santissima”. Ma erano anche i tempi in cui, secondo i magistrati, la politica reggina e calabrese rispondeva a Paolo Romeo e Giorgio De Stefano, soggetti “cerniera” in grado di interagire tra l’ambito “visibile” e quello “occulto” della ‘ndrangheta che aveva l’obiettivo di “alterare l’equilibrio degli organi costituzionali”.

Non è un caso che, Paolo Romeo sia riuscito attraverso le sue associazioni culturali a introdursi nel dibattito per la “città metropolitana” e farsi ricevere addirittura al Senato dall’ufficio di presidenza della Commissione Affari costituzionali, guidato all’epoca da Anna Finocchiaro, oggi ministro del governo Gentiloni. Nel processo “Ghota”, che riprenderà il prossimo 18 maggio, è coinvolto anche il magistrato in pensione Giuseppe Tuccio e il prete di San Luca don Pino Strangio accusati assieme a Paolo Romeo, Giorgio De Stefano e altri di aver violato la legge Anselmi e di aver costituito un’associazione segreta.

Al centro dell’inchiesta “Mamma Santissima” e delle altre indagini della Dda (coordinate dai pm Giuseppe Lombardo, Stefano Musolino, Roberto Di Palma, Walter Ignazzito e Giulia Pantano) c’è il rapporto tra ‘ndrangheta e massoneria. Nel fascicolo del processo, infatti, sono finiti numerosi verbali di massoni che hanno spiegato come funzionavano le logge e come, in riva allo Stretto, venivano aperte logge deviate. L’obiettivo dei magistrati è quello di dimostrare come grembiulini e clan legati alla destra eversiva e con progetti separatisti, in determinati momenti storici, hanno cercato di minare l’ordine costituzionale per poi trovare spazio nelle istituzioni e condizionarle.

Ritornando al senatore Caridi, adesso si attendono le motivazioni del Tribunale del Riesame che arriveranno tra qualche settimana quando gli avvocati del parlamentare, Valerio Spigarelli e Carlo Morace, decideranno se ricorrere di nuovo alla Cassazione. A proposito di Cassazione, stamattina gli “ermellini” hanno accolto la richiesta degli avvocati Morace e Cutrupi e hanno annullato con rinvio l’ordinanza del Tribunale della Libertà emessa nei confronti di Paolo Romeo nell’ambito dell’inchiesta “Fata Morgana”, poi confluita nel processo denominato “Gotha”.

Il Riesame, quindi, dovrà giudicare di nuovo l’ex parlamentare del Psdi in merito alla misura cautelare disposta per un’estorsione ai danni di un commerciante, per la violazione della legge Anselmi e per due turbative d’asta. Per una terza turbativa d’asta, invece, la Cassazione ha confermato l’ordinanza di arresto di Paolo Romeo che, intanto, resta in carcere.