La piega retrograda della cultura italiana, in perfetta simmetria con l’involuzione controriformistica della politica, trova sintomi palesi in atti e prese di posizione che visualizzano nei vari ambiti l’attuale riflusso.

Quando Luigi Di Maio spiega che l’apertura domenicale dei supermercati lesiona le famiglie, non sembra interessato a contestare l’americanizzazione al ribasso dei consumi (la desertificazione dei negozietti di quartiere ad opera delle cosiddette “cattedrali dell’iperconsumismo”); fenomeno di cui probabilmente neppure si rende conto e che dalla fine degli anni Ottanta trovò il proprio alfiere nella tv commerciale di Silvio Berlusconi. Quanto fa scattare il rammarico del giovanotto è la cancellazione dell’immagine idilliaca di un desco domenicale che riunisca il consesso parentale rinverdendo i vincoli dell’appartenenza. Piccolo mondo antico rinserrato nei confini comunitari del familismo e delle sue soffocanti solidarietà premoderne, oltre e fuori dalle quali incombe una realtà per definizione minacciosa e incomprensibile. Nell’ottica “amorale” dell’arretratezza. L’orizzonte chiuso e difensivo del regime patriarcale, soprattutto in quel Mezzogiorno dove le rivoluzioni che investirono (tardivamente) l’Italia del dopoguerra non hanno lambito i costumi rurali. Dove la posizione della donna è sottoposta ancora a subalternità arcaiche, le libertà in materia sessuale e relativi progetti personali di vita sono conculcate, il disconoscimento delle istituzioni pubbliche nella privatizzazione delle relazioni sociali funge da inevitabile anticamera per l’instaurazione di poteri sostitutivi. Traslati nel mito del maschio alfa, l’uomo solo al comando (nelle declinazioni da Mussolini al Padrino).

Ma se a sud prosperano le varie Mafie, nel centro-nord operano le Massonerie, il cui sentore è percepibile nel familismo affaristico di cui abbiamo avuto contezza dalle parti di Rignano sull’Arno. Le tracce di paternalismo patriarcale che diventa paradigma organizzativo nella struttura di potere “a clan” con cui Matteo Renzi va – a sua volta – all’assalto dei Palazzi, prima fiorentini e poi nazionali. Quella struttura a cricche e cordate con cui gli immigrati milanesizzati (provenienti dal sud o dalle valli, da Craxi a Bossi) conquistarono Milano nell’ultimo quarto del ‘900. Oggi capitale di curanderos e psicomaghe, dei Verdiglione e dei Recalcati.

Renzi e Di Maio esponenti della stessa cultura retroversa, che sta prendendosi robuste rivincite sui fenomeni di secolarizzazione/laicizzazione cresciuti all’ombra dell’industrializzazione; la stagione delle battaglie vittoriose per i diritti civili. Di cui oggi si registrano le battute d’arresto e le clamorose marce indietro, dalla sterilizzazione silente del diritto delle donne a governare la propria scelta di essere o meno madre all’occultamento delle obiezioni di coscienza pelose.

Operazioni retrograde compiute ancora una volta sotto l’egida protettiva di Santa Romana Chiesa. Non quella di Bergoglio, che poco interessa alla politica nazionale nella misura in cui il papa gesuita (in quanto tale impegnato a salvare l’istituzione da se stessa) sposta l’ottica del magistero dalla regolazione dei comportamenti sessuali alle disuguaglianze globali. Una scelta lontana dalle priorità del ceto politico nostrano, interessato a ricostruire l’habitat più congeniale: l’Italietta di Monsü Travet e Policarpo de’ Tappetti, delle famigliole abbarbicate ai riti patriarcal-familistici, di cui il Cattolicesimo è stato il collante ideologico da quando il “lungo Rinascimento” dell’Italia civica regredì in un tardivo feudalesimo (e al modo di produrre latifondistico nelle aree a regime baronale). Che in questi anni ha mostrato il volto diafano di Ruini, quello robotico di Bertone e poi la faccetta cinguettante di Bagnasco. La Chiesa come aggregato di potere, con cui hanno cercato il dialogo partenariale (per il controllo repressivo di ogni aspirazione al disincanto) i piddini non meno dei Berlusconi; che oggi vede Beppe Grillo pappa e ciccia con i vescovi facendosi intervistare dall’Avvenire. L’Italia oscurantista celebrata dai chierichetti perfetti Matteo Renzi e Luigi Di Maio; con il rozzo Matteo Salvini campanaro che chiama a raccolta le moltitudini per crociate ottuse.

Nell’inarrestabile ritorno al passato che ci affligge, sarebbero questi giovanotti retrogradi i leader dell’inversione di tendenza?