È la gara più ricca d’Europa. Ora diventa ufficialmente l’appalto a più zeri finito al centro di un’indagine per corruzione. L’inchiesta Consip si allarga. E al centro delle indagini degli inquirenti finiscono anche altre aziende note come la Manutencoop, vincitrice di alcuni appalti banditi dalla centrale acquisti della pubblica amministrazione. Ma non solo. Questa mattina, infatti, i carabinieri del nucleo investigativo di Roma e gli uomini della Guardia di Finanza di Napoli si sono materializzati nella sede romana della Consip, su ordine del procuratore aggiunto Paolo Ielo e dal sostituto Mario Palazzi. I magistrati hanno chiesto l’acquisizione dei documenti legati al mega appalto Fm4 da 2,7 miliardi di euro.

Un’acquisizione che dunque allarga l’indagine cominciata dalla procura di Napoli, e poi arrivata a Roma. Da oggi, infatti, i magistrati indagheranno su tutti i 18 lotti in cui era suddiviso il mega appalto da 2,7 miliardi. Fino a ieri, invece, l’inchiesta era circoscritta solo a tre lotti: quelli vinti dal gruppo di Alfredo Romeo che valgono 602 milioni.

Scafarto in ferie. Cantone: “Non cambia nulla” – Era questo il nucleo principale dell’indagine che ha poi coinvolto – tra gli altri – ministro dello Sport Luca Lotti, indagato per rivelazione di segreto istruttorio, ma anche Tiziano Renzi, accusato di traffico d’influenze in concorso. E che ha destato molto clamore pochi giorni fa, quando nel registro degli indagati è finito anche il capitano del Noe Gianpaolo Scafarto, accusato di aver manipolato un’intercettazione che tirava in ballo Renzi senior.  “Non mi pare che le intercettazioni abbiano messo in discussione la misura cautelare chiesta dalla procura di Roma né mi pare che l’impianto dell’indagine sia messo in discussione”, ha detto il presidente dell’ Anac Raffaele Cantone, mentre questa mattina, l’avvocato del militare, Giovanni Nunziata, ha annunciato che Scafarto si asterrà dalla prosecuzione del suo lavoro di investigatore per preparare la sua difesa: per questo motivo, il carabiniere è da oggi in ferie.

Cosa c’è nella nuova indagine – I nuovi accertamenti ordinati dai pm puntano a verificare le procedure utilizzate per l’affidamento dei lotti e il “comportamento” tenuto dai vari attori che hanno partecipato alla maxigara bandita nella primavera del 2014 e che riguardava la fornitura dei servizi gestionali destinata agli uffici pubblici, centri di ricerca ed università. L’attività di acquisizione di documenti iniziata oggi durerà alcuni giorni proprio per la complessità e dimensione dell’appalto.

L’indagine punta a chiarire l’attività svolta anche da altre aziende come la Manutencoop e Cofely Italia che si sono aggiudicati, ma non ancora affidati, quattro lotti ciascuno. Nell’affidamento delle varie porzioni della gara, la Romeo Gestioni è arriva prima per i lotti 3, 13 e 18 mentre la Cofely si è aggiudicata i lotti 8, 10, 11 e 16. Per quanto riguarda Manutencoop i lotti in cui si è piazzata prima sono l’1, 5, 7 e 15.

La Manutencoop e il “sistema del 2%” – A citare la Manutencoop davanti ai magistrati della procura di Napoli era stato, recentemente, Pietro Coci, il titolare di Euroservizi Group, l’impresa che si è aggiudicata in Ati con il colosso delle cooperative l’appalto triennale di pulizia e sanificazione dell’ospedale pediatrico Santobono Pausillipon da 11 milioni e 500mila euro. Secondo i pm della Dda di Napoli Celestina Carrano, Enrica Parascandolo ed Henry John Woodcock, grazie alla promessa di 200mila euro di tangenti (poi ne verranno elargiti “solo” 55mila).  Coci racconta di aver informato due dirigenti di Manutencoop, Francesco Sciancalepore e Crescenzo Tirone,  che per vincere l’appalto bisognava pagare. “Senza colpo ferire e senza fare una piega mi dissero – dice l’imprenditore ai pm – che erano assolutamente d’accordo e che per loro la prassi era di pagare sistematicamente nel settore degli appalti il 2-2,5% di tangente e non il 4%. E mi diedero pacificamente il via libera”.

Coci, però, ha tirato in ballo Manutencoop anche su altro. Per esempio su 13 lotti messi a gara dalla Consip. Sono gli stessi lotti contenuti dal maxui appalto da 2,7 miliardi? Il verbale dell’imprenditore è stato omissato, ma le acquisizioni di oggi fanno pensare di sì, anche se Manutencoop si è aggiudicata un altro appalto bandito dalla Consip,  il cosiddetto “Belle Scuole” del 2012. Una garadel valore di un miliardo e 600 milioni di euro suddivisa in 13 lotti, per la quale il colosso delle cooperative è  stato punto dall’Antitrust con una multa da 48 milioni e per aver fatto ‘cartello’.

Sempre l’Antitrust nei giorni scorsi ha acceso un faro sull’Fm4 avviando una istruttoria. Il Garante ha avviato un procedimento nei confronti di Cns, Dussmann Service, Engie Servizi (già Cofely Italia), ManitalIdea, Manutencoop Facility, Romeo Gestioni e Sti, per accertare se tali imprese, anche per il tramite di società dalle stesse controllate, abbiano coordinato le modalità di partecipazione alla gara bandita.  Lo stesso Romeo, nell’aprile del 2016, aveva presentato un esposto alla Consip e all’Anac, successivamente all’autorità giudiziaria, per denunciare irregolarità nelle aggiudicazioni.

Romeo e la corruzione di Gasparri – Il soggetto principale dell’inchiesta Consip, come detto, è proprio l’imprenditore napoletano. Indagato per associazione a delinquere e corruzione, Romeo è stato arrestato l’1 marzo scorso per la presunta corruzione (per funzione) di Marco Gasparri, dirigente Consip e all’epoca direttore Sourcing Servizi e Utility, in pratica il settore che si occupa delle gare per l’acquisto dei servizi per tutte le amministrazioni.

Proprio oggi, tra l’altro, la procura di Roma ha chiesto di sentire in incidente probatorio proprio Marco Gasparri. L’ obiettivo del procuratore aggiunto Ielo e del sostituto Palazzi è cristallizzare le sue affermazioni che sono alla base delle accuse mosse a Romeo. Parlando sia con i magistrati romani che con quelli di Napoli, il dirigente della centrale acquisti ha affermato di avere ricevuto, nell’arco di tre anni, circa 100 mila euro da parte di Romeo per ottenere informazioni relative agli appalti banditi dalla Consip. Il giorno dell’arresto di Romeo, gli inquirenti hanno ordinato di sequestrare a Gasparri proprio 100mila euro, la cifra che sarebbe il provento della corruzione dal 2013 a oggi. Il funzionario, difeso dall’avvocato Alessandro Diddi, non è stato arrestato perché ha collaborato con gli inquirenti, ma anche perché sono venute meno le esigenze di custodia cautelare poiché Gasparri non ha più ruoli operativi all’interno di Consip.

L’inchiesta e il giglio magico – Nata sulle orme della presunta corruzione di Romeo, l’inchiesta sulla centrale acquisti della pubblica amministrazione si è allargata a macchia d’olio: nel registro degli indagati è finito anche il ministro Lotti, indagato di rivelazione di segreto istruttorio perché accusato di aver raccontato dell’esistenza dell’indagine a Luigi Marroni, amministratore delegato di Consip. Stesso reato contestato il comandante generale dell’Arma dei Carabinieri, Tullio Del Sette e al comandante della Legione Toscana dei carabinieri, Emanuele Saltalamacchia. Indagati anche l’imprenditore Carlo Russo e Tiziano Renzi, il padre dell’ex presidente del consiglio: entrambi sono accusati di traffico d’influenze in concorso.

L’intercettazione su papà Renzi – Proprio il filone d’indagine sul padre di Matteo Renzi è stato recentemente arricchito da un colpo di scena, con la procura di Roma che ha indagato il capitano del Noe Scafarto. È accusato di falso materiale e falso ideologico perché “redigeva nell’esercizio delle sue funzioni” l’informativa finita agli atti dell’inchiesta Consip nella quale riferiva fatti secondo i magistrati diversi da quelli in realtà accaduti. In particolare attribuisce la frase “Renzi l’ultima volta che l’ho incontrato” ad Alfredo Romeo, l’imprenditore napoletano ora in carcere per corruzione. Dopo una serie di accertamenti la procura di Roma ha scoperto che in realtà a pronunciare quella frase non era Romeo, bensì Italo Bocchino, l’ex parlamentare poi diventato consulente di Romeo.

L’intercettazione che sarebbe stata manipolata dal capitano Scafarto, però, non era ovviamente l’unico elemento a tirare in ballo Renzi senior. Altri atti dell’inchiesta fanno riferimento al padre dell’ex premier: intercettazioni combinate con i “pizzini” scritti da Romeo mentre conversava con  Carlo Russo e poi gettati nella spazzatura ma recuperati dai carabinieri del Noe. E poi le dichiarazioni – da riscontrare – di Alfredo Mazzei, commercialista ed esponente del Pd che parla di un incontro tra Romeo e Tiziano Renzi, da quest’ultimo sempre smentito.