Arrestato dalla polizia spagnola per presunta corruzione fra privati l’allenatore italiano dell’Eldense, Filippo Vito di Pierro, dopo la sconfitta per 12-0 subita sabato contro il Barcellona B in una gara valida per la terza divisione spagnola, la Segunda B. Il sospetto è che la partita sia stata truccata e, scrive El Confidencial, dietro ci sarebbe la rete della ‘ndrangheta. Secondo il quotidiano online, la mafia calabrese starebbe entrando nel calcio spagnolo per alimentare il mercato delle scommesse clandestine in Asia. Il massimo dirigente del club, David Aguilar, ha puntato il dito contro un gruppo di investitori italiani, guidato da Nobile Capuani, entrato a gennaio nella società. “Tutto questo sta succedendo da quando sono arrivati gli italiani”, ha sottolineato in una dichiarazione a El Mundo. Stando a El Confidencial non ci sarebbe alcun gruppo dietro a Capuani, che prese il controllo del club con collaboratori italiani.

Il capo della cordata – Il nome di Nobile Capuani è tristemente conosciuto anche dai tifosi della Poggibonsi, squadra che attualmente milita in Serie D. Prima di acquistare l’Eldense, Capuani infatti durante la scorsa estate aveva rilevato la società toscana dallo storico patron Antonello Pianigiani, salvo poi cederla nuovamente a inizio dicembre, dopo pochi mesi di gestione. Capuani e i suoi soci sono stati definiti dai tifosi della Poggibonsi “un gruppo di persone che si sono rivelate, oltre a pessimi dirigenti sportivi, anche delle persone meschine“. Lo stesso Capuani ha avuto in precedenza esperienze alla Sambenedettese, al Giulianova, a L’Aquila e al Jumilla, altra società di terza divisione spagnola: anche in questo caso l’avventura è durata appena un anno.

Il precedente al Jumilla – Proprio in merito a quest’ultima esperienza scrive El Pais. Capuani e il suo dirigente Salvatore Casapulla lasciarono il club Jumilla ai primi di marzo 2016, dopo i calciatori si rifiutarono di continuare a giocare visto che da tre mesi non ricevevano stipendi e in squadra erano arrivati una valanga di giovani palesemente non in grado di competere a quel livello. E su questi acquisti si concentra il quotidiano spagnolo, sottolineando come anche all’Eldense Capuani abbia lasciato partire più di 20 giocatori, per acquistarne altri dieci giovanissimi di varie nazionalità.

Il tecnico a processo a Catanzaro – Non è nuovo neanche il nome del tecnico arrestato. Di Pierro infatti, conosciuto anche per una parentesi da allenatore in Bulgaria, nella stagione 2010/11 è stato tecnico del Catanzaro insieme a Zè Maria, ex calciatore dell’Inter. I due sono finiti coinvolti nel secondo filone d’indagine sui presunti contratti fittizi sottoscritti tra i calciatori e la società, fallita negli anni scorsi, insieme anche all’ex direttore sportivo Mpasinkatu Malù e ad altri tre tra giocatori e dirigenti. Nella richiesta di rinvio a giudizio il sostituto procuratore Domenico Guarascio ha ipotizzato il reato di bancarotta fraudolenta. Il processo è cominciato il 7 luglio 2015. L’inchiesta riguarda i contratti stipulati all’epoca dai calciatori e ritenuti dall’accusa particolarmente onerosi visto che era già nota la situazione di dissesto della società.

“Se non ci stai, non giochi” – Di Pierro è arrivato all’Eldense a gennaio, ingaggiato dal gruppo di investimento italiano. Emmanuel Mendy, difensore, ha detto in un’intervista a Cadena Ser che l’assistente allenatore del club, Fran Ruiz, gli aveva parlato in albergo prima della partita del piano per ‘aggiustare’ il risultato. “Mi ha chiesto se ero dentro, quanto avrei voluto e che se non ci fossi stato, non avrei giocato”, ha detto. “Fran mi ha riferito questo perché l’allenatore non parla molto bene lo spagnolo”. Sempre a Cadena Ser, Ruiz ha confermato la versione, spiegando che quelli erano gli ordini di Di Pierro. “Non sapevo cosa fare, ero tra l’incudine e il martello”, ha aggiunto. “Non ho detto una parola in panchina, ho fatto le sostituzioni e non ho spedito nessuno fuori per riscaldarsi. Poi mi sono dimesso dal club”.

La denuncia di un calciatore – Dopo la sconfitta per 12-0 con il Barça, Aguilar ha denunciato possibili irregolarità legate alle scommesse illegali, ha sospeso la prima squadra e ha chiesto una inchiesta della Liga spagnola. Il dirigente, intervistato da El Pais, ha spiegato di aver anche presentato una denuncia contro il gruppo di investitori italiani, sospettati di avere truccato il risultato, e di aver tagliato i suoi legami con loro. Poi si è aggiunta anche la denuncia del calciatore Cheikh Saad: “La sconfitta era organizzata da quattro miei compagni di squadra, l’allenatore sapeva”, ha raccontato alla emittente radio RAC-1. “Mezz’ora prima della partita contro il Barça B ero titolare, poi sono uscito dalla formazione”, ha spiegato Saad. “L’allenatore poi mi ha detto di entrare e gli ho detto che non volevo. Ho anche detto ai miei compagni di squadra in panchina di non entrare se non volevano essere coinvolti“, ha aggiunto il giocatore della Mauritania. “So chi sono i giocatori, ma non lo posso dire – ha affermato – nello spogliatoio sono quasi venuto alle mani con loro”. “Ci sono quattro coinvolti, quando potrò, dirò i loro nomi“, ha concluso.

I sospetti di un’altra combine – Aguilar avanza molti dubbi anche su un’altra sfida, Cornellà-Eldense delllo scorso 19 marzo. La differenza nel risultato, scrive El Pais, doveva essere di tre o più gol. Qualcosa però è andato storto e la partita si è conclusa 3-1. Secondo gli esperti che analizzano le irregolarità nelle scommesse sportive, quel giorno ci sono stati strani flussi di giocate. Proprio il guadagno perso in questo match potrebbe aver spinto gli organizzatori delle scommesse illegali ha puntare su un risultato così esagerato come il 12-0, spiega il quotidiano spagnolo. Intanto l’Eldense è destinata alla retrocessione: con 14 punti occupa l’ultimo posto nel Gruppo III della Seconda B a 16 punti di distacco dalla penultima.