Oltre mezzo millennio dopo l’incontro d’andata a Barletta, les italiens affrontano il secondo tempo della loro eterna disfida con l’albagia franciosa andando a giocare fuori casa, sul difficile campo bretone di Saint-Nazaire.

Per chi ancora non lo sapesse, i fatti sono questi: i campioni italici di Fincantieri avevano vinto l’asta per il 66% azionario del cantiere Stx France, controllato dalla omonima ditta coreana Stx di Seul in stato fallimentare. Il progetto era quella di dare vita a un grande operatore nelle costruzioni navali, in grado di realizzare l’airbus del mare, con cui occupare la pole position mondiale di settore.

Operazione in un primo momento benedetta in un summit franco-italiano, con la presenza del flebile Gentiloni, ma ora messa in discussione dal nuovo Guy la Motte, il petulante e ondivago presidente transalpino François Hollande; intenzionato a difendere la Grandeur attraverso la statalizzazione del presunto campione nazionale, nonostante fosse già finito in passato nelle mani asiatiche. E comunque, alla faccia dello sfrenato e mai contrastato shopping di imprese e marchi di prestigio praticato a casa nostra dai finanzieri transalpini: da Telecom a Parmalat, a Gucci.

La stampa specializzata ha subito precisato trattarsi di una mossa puramente politica, viste le prossime elezioni nazionali nell’Esagono. Ma è anche un guanto di sfida per il governo italiano, anch’esso prossimo ad appuntamenti elettorali. Chi raccoglierà tale guanto, candidandosi a Ettore Fieramosca del Terzo Millennio?

Taluno ritiene che il cavaliere per guidare l’onore del Bel Paese alla riscossa scaturirà dalle primarie in corso del Partito Democratico; “tuttora perno di ogni possibile formula governativa”, stante la certificazione del quotidiano la Repubblica a guida di Mario Calabresi.

Se così fosse, anche in questo caso le speranze dovrebbero essere riposte in una selezione tra “personaggetti” (per dirla alla Crozza) che non lasciano ben sperare. Con effetti preoccupanti per l’esito delle mille disfide che ci attendono; tipo quella di Saint-Nazaire, banco di prova per una ritrovata fierezza italiana. Ma che potrebbe tradursi nell’ennesima, vergognosa, commedia all’italiana; che ci costringerà ad andare a nasconderci per l’ennesima volta.

Dei tre contendenti allo scettro Pd quello che meno esibisce un profilo battagliero è il guardasigilli Andrea Orlando: un piccolo funzionario della politica, dal colorito terreo effetto di pluridecennali deambulazioni nei corridoi del fu Partito comunista nella natia La Spezia. Probabilmente più adatto al ruolo del cerusico, per curare con il linimento degli stereotipi e dei luoghi comuni gli sbreghi e gli sgarri subiti da una nazione incapace di farsi rispettare nel concerto europeo, che non a quello del vigoroso lanciere, in armi per un combattimento sconsigliabile ai pesi minimi.

Michele Emiliano parrebbe più indicato per stazza. Purtroppo si rivela l’ennesima maschera della commedia dell’arte, come induce a sospettarlo la somiglianza con l’Adolfo Celi, re burletta di Brancaleone alle Crociate. E la performance da prefisso telefonico che sta ottenendo alle primarie; imminente gratifica del titolo di “pasticcione velleitario dell’anno”. Insomma, non era meglio andarsene con gli altri scissionisti – i Rossi e gli Speranza – invece di incappare in questa figuraccia?

Così ci dovremo sorbire per l’ennesima volta il Renzi in campo. Quello che andava a far la voce grossa a Bruxelles e nessuno se ne accorgeva. Il rifondatore della politica, pronto a selezionare i tredici cavalieri valenti per le nuove disfide pescando tra i talenti ascesi ai vertici nazionali sotto le sue insegna. Per dire: l’infido Luca Lotti, il Maramaldo da Televacca Giuliano Poletti, la regina del copia-incolla Marianna Madia, la zarina in disarmo Maria Elena Boschi.

Francamente: se questi capitan Fracassa sono i nostri campioni, sembra proprio che neppure stavolta l’onore nazionale potrà essere salvato.

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