Ha del grottesco il caso dei due automobilisti che lo scorso 21 marzo, vicino all’interporto di Orbassano (TO) hanno deciso di bloccare la corsa di un’ambulanza della Croce Rossa che trasportava un malato grave all’ospedale delle Molinette, rea di voler percorrere un piccolo tratto di strada contromano per dribblare il traffico: ciò ha scatenato l’ira dei due, che improvvisando un blocco stradale “fai da te” hanno accusato l’equipaggio dell’autoambulanza di voler esercitare un abuso di potere, chiedendo più volte per questa ragione le generalità dell’autista del mezzo. A nulla è valso l’intervento dell’infermiera dell’equipe del veicolo, che ha aperto il portellone dell’ambulanza per dimostrare la reale presenza di un malato a bordo: di fronte ai due mastini, armati di smartphone per filmare il loro atto “eroico”, l’ambulanza ha dovuto invertire la marcia ed allungare i tempi di trasferimento del malato. Un caso molto strano, su cui la procura di Torino ha aperto un’inchiesta.

Davide Castelli, presidente Cri di Beinasco, ha sporto denuncia contro gli automobilisti coinvolti nella vicenda per interruzione di pubblico servizio, anche per tutelare il suo personale e la sua associazione da eventuali azioni legali, intraprese “in seguito all’aggravamento delle condizioni del paziente trasportato”. Infatti, come ha spiegato Castelli al Corriere della Sera, il caso “era davvero urgente, tant’è che al paziente alle Molinette è stato praticato un intervento salva vita”.

Tuttavia la vicenda desta qualche perplessità: posto che appare strana, data la dichiarata gravità del malato (ufficialmente affetto da un’emorragia epatica), l’assenza di un medico a bordo, risulta ancora più curioso capire perché l’ambulanza non avesse le sirene accese ma solo i lampeggianti, come specificato dallo stesso Castelli.

Non è questione di lana caprina: infatti, come indica il comma 2 dell’articolo 177 del Codice della Strada (l’articolo regolamenta la circolazione degli autoveicoli e dei motoveicoli adibiti a servizi di polizia o antincendio, di protezione civile e delle autoambulanze), “i conducenti dei veicoli di cui al comma 1 (come auto della Polizia e Ambulanze, ndr.), nell’espletamento di servizi urgenti di istituto, qualora usino congiuntamente il dispositivo acustico supplementare di allarme e quello di segnalazione visiva a luce lampeggiante blu, non sono tenuti a osservare gli obblighi, i divieti e le limitazioni relativi alla circolazione, le prescrizioni della segnaletica stradale e le norme di comportamento in genere, ad eccezione delle segnalazioni degli agenti del traffico e nel rispetto comunque delle regole di comune prudenza e diligenza”.

Quindi i mezzi di soccorso sono nel cosiddetto “stato di emergenza” e possono infrangere il CdS solo se hanno le sirene spiegate, come peraltro ribadito nel comma 3: “Chiunque si trovi sulla strada percorsa dai veicoli di cui al comma 1, o sulle strade adiacenti in prossimità degli sbocchi sulla prima, appena udito il segnale acustico supplementare di allarme, ha l’obbligo di lasciare libero il passo e, se necessario, di fermarsi. È vietato seguire da presso tali veicoli avvantaggiandosi nella progressione di marcia”. Viene quindi da chiedersi perché l’ambulanza non avesse le sirene accese durante il trasferimento – viste anche le suddette criticità del paziente trasportato – né abbia avuto l’accortezza di accenderle una volta imboccato il tratto stradale contromano.

Questo, ovviamente, non giustifica in alcun modo il comportamento scellerato dei due automobilisti, improvvisatisi pubblici ufficiali: sarebbe curioso sapere se avrebbero avuto la stessa reazione se al posto di un’ambulanza ci fosse stata una volante della Polizia (che probabilmente avrebbe proceduto immediatamente al fermo dei due), o un camion dei vigili del fuoco, per deformazione professionale poco propensi a perdere tempo e più inclini ad andare per le vie di fatto…