L’elezione del sindaco di Taranto è già stata ribattezzata il ‘derby della giustizia’. Facile, visto che in corsa per guidare il capoluogo jonico ci sono due ex magistrati, uno inquirente e l’altro giudicante, e pure la direttrice del carcere. Alle elezioni di giugno alla già folta pattuglia di aspiranti primi cittadini, in tutto una decina, si sono aggregati anche il procuratore capo Franco Sebastio, in pensione da un anno e mezzo, l’ex presidente del tribunale di Sorveglianza Massimo Brandimarte e l’attuale direttrice del carcere Stefania Baldassarri. Tutta la filiera della giustizia entra nella scena politica nella città dell’Ilva. Con una posizione più delicata delle altre, quella di Sebastio, che da capo della procura ha indagato il sindaco uscente Ippazio Stefàno, nell’inchiesta Ambiente Svenduto, la maxi-indagine che portò al sequestro dello stabilimento siderurgico ed è sfociata nel processo che si sta celebrando davanti al tribunale tarantino.

C’è chi ha subito sventolato la questione dell’opportunità riguardo alla sua candidatura, visti i trascorsi anche recenti nella vecchia veste. Sebastio le schiva, rivendicando di aver sempre rifiutato le proposte che gli sono giunte quando era ancora procuratore. “Io sono nato per fare il magistrato. Non volevo lasciare il mio lavoro perché, per me, fare politica voleva dire dimettersi da magistrato. Forse è una maniera esagerata di pensare, ma è la mia idea. Non mi permetto, tuttavia, di giudicare gli altri”, ha raccontato a Repubblica, rimandando alla questione sollevata nelle scorse settimane sul presidente della Regione Michele Emiliano, in aspettativa da quando è stato eletto prima sindaco di Bari e poi governatore della Puglia. Lui, invece, con la sua vita lavorativa ha chiuso. E ora si sente libero di dedicarsi alla politica: “Il magistrato non esiste più, sono in pensione da un anno e mezzo, sono tornato un uomo libero”, ha detto annunciando la sua candidatura durante il congresso di Rifondazione Comunista (l’unico partito che al momento appoggia la lista civica di Sebastio, denominata Muta Vento). Conflitto d’interessi visto il suo passato? “Non strumentalizzino le mie iniziative giudiziarie: la mia prima sentenza di condanna da pretore ai vertici dell’Italsider, azienda di Stato, risale al 1982”, ha ricordato.

Verrà invece sostenuto da un movimento civico, molto vicino all’attuale sindaco Stefàno, l’ex giudice Brandimarte, ora volto televisivo di Forum, storica trasmissione di Rete 4. Ha definito la sua corsa “un’impresa titanica” visto il numero e la ‘qualità’ della concorrenza e parla di semplice “caso” quando gli viene fatto notare che due sfidanti provengono dal suo stesso mondo: “Ormai non sono più un magistrato – nota – e trovarmi davanti persone con cui ho lavorato a stretto contatto è stimolante”. Finirà invece per avere anche l’appoggio di un partito, Forza Italia, Stefania Baldassarri, numero uno della casa circondariale di Taranto, anche se la sua candidatura è nata grazie all’appoggio di diverse liste civiche. Lei della questione Ilva è stata suo malgrado una vittima nel 1988, quando suo padre – proprietario di un’impresa che lavorava nella fabbrica – morì per un carcinoma polmonare. Ha raccontato a Repubblica che, all’epoca, i medici le dissero che “poteva esserci un collegamento ma era impossibile da provare”. Su Taranto dice che ha bisogno di una “guida che accompagni la barca che sta affondando in porto sicuro” visto che la realtà jonica viene vissuta “con terrore”.

E mentre il Pd si è spaccato tra il sostegno al consigliere dem Pietro Bitetti e l’imprenditore Rinaldo Melucci, nel centrodestra si ragiona ancora, soprattutto tra i fittiani che a Taranto sono guidati dal deputato Gianfranco Chiarelli. Direzione Italia, infatti, strizza l’occhio ad At6-Lega d’azione meridionale, il movimento di destra di Giancarlo Cito. Le trattative potrebbero andare in porto se l’ex sindaco – che ha scontato una condanna a quattro anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa ed è stato condannato in via definitiva per corruzione – dovesse tornare candidabile: in quel caso, buona parte del centrodestra potrebbe confluire su di lui. Mentre sarebbe meno attrattiva per partiti e movimenti di centrodestra l’ipotesi della terza corsa a sindaco di suo figlio Mario, uscito finora sempre sconfitto nello scontro per sedersi sulla poltrona che fu del padre negli anni Novanta.