Donald Trump rottama anche le politiche ambientali di Barack Obama. Il presidente Usa ha firmato l’ordine esecutivo per rivedere le norme per la lotta ai cambiamenti climatici e, di fatto, ribaltare la maggior parte delle politiche a difesa dell’ambiente portate avanti dal suo predecessore alla Casa Bianca.  “Con me si mette fine alla guerra al carbone – ha detto Trump – Rimetteremo i minatori al lavoro”. Con il decreto il tycoon ha ordinato di rivedere le norme per la riduzione delle emissioni inquinanti delle industrie americane, regole contenute nel Clean Air Act che, secondo il presidente, sono la principale causa dell’emorragia di posti di lavoro. E ha rilanciato la produzione nelle miniere di carbone per il funzionamento delle centrali elettriche e degli impianti di estrazione di gas e petrolio.

È questa per la Casa Bianca la strada per aumentare l’indipendenza energetica del Paese e ricreare migliaia di posti di lavoro mandati in fumo – sostiene Trump – dall’agenda verde del predecessore. Il tutto in linea con le sue promesse elettorali e con il drastico taglio, annunciato per il bilancio del 2018, proprio al settore dell’ambiente, che fa capo all’Environmental protection agency. L’Epa era l’organo chiave per le politiche ambientali di Obama. Ora è diretto da Scott Pruitt, di posizioni molto scettiche sui cambiamenti climatici. Secondo il neo-presidente, l’Epa deve concentrarsi soprattutto su “acqua limpida e aria pulita“.

L’ordine esecutivo firmato oggi, tuttavia, non contempla uno dei più roboanti impegni presi da Trump davanti agli elettori: quello di far uscire gli Usa dellaccordo di Parigi sui cambiamenti climatici. Accordo che stabilisce, nel quadro delle Nazioni unite, misure per diminuire le emissioni di gas serra, e che è entrato in vigore alla fine del 2016. Trump non ha ancora deciso, dicono dalla Casa Bianca, se intenda rispettare gli impegni presi da Washington nell’accordo internazionale. Inoltre le nuove regole non mettono al momento in discussione un pilastro della policy ambientale dell’amministrazione Obama: il principio, messo nero su bianco nel 2009, secondo cui le emissioni di gas serra minacciano la salute dell’uomo.

Il perché l’affondo di Trump non venga per ora portato fino alle sue estreme conseguenze sta probabilmente nelle profonde divisioni alla Casa Bianca e all’interno dell’amministrazione. Con gli esperti che sottolineano inoltre come l’impatto delle nuove norme, al di là dell’enfasi posta sul rovesciamento dell’agenda verde di Obama, rischia di essere abbastanza limitato. Anche perché le industrie energetiche americane difficilmente torneranno indietro, dopo la svolta verso l’uso del gas naturale e delle fonti alternative come il solare e l’eolico.

A subire un duro colpo sarà comunque il Clean Air Act, che impone alle centrali elettriche di ridurre entro il 2030 del 32% le emissioni di carbonio, rispetto ai livelli del 2005. Un obiettivo persino più ambizioso di quello contemplato nell’accordo di Parigi. Altre direttive simbolo della politica ambientale di Obama rischiano poi di essere abolite, come quelle che impongono restrizioni alla pratica del fracking per estrarre gas e petrolio e alle trivellazioni offshore. Stop anche al ricorso al cosiddetto social cost carbon, la pratica per stabilire l’impatto sul clima delle decisioni prese in campo energetico.