“Sarà un budget che rispetta la mia promessa di proteggere gli americani”. Così Donald Trump presenta legge di bilancio per il 2018 che il suo governo si appresta a mettere nero su bianco, e le cui linee guida saranno illustrate a breve dallo stesso presidente nella sua prima apparizione davanti al Congresso in sessione plenaria. Un budget che conterrà il naturale proseguimento delle promesse sui cui il miliardario di New York aveva basato la propria campagna elettorale: un “aumento storico” del 10% delle spese militari, pari a 54 miliardi di dollari, che arriveranno da un drastico taglio in altri settori come quello dell’ambiente, che fa capo all’Epa (Environmental protection agency), o quello degli aiuti all’estero, gestito dal Dipartimento di Stato.

Quella che sarà presentata il prossimo 13 marzo sarà dunque una legge di bilancio “per la difesa e la sicurezza”, spiega Trump alla vigilia dell’appuntamento a Capitol Hill, che il presidente vuole sfruttare per accreditarsi sempre più come “uomo d’azione“, pronto a mantenere tutti gli impegni presi. A partire da quella di rinverdire i fasti della potenza militare Usa, rilanciando di fatto una corsa agli armamenti contro la quale la scorsa settimana il Cremlino aveva aveva avuto parole dure, e di ripristinare ordine e legalità combattendo i nemici dell’America fuori e dentro i confini nazionali.

Così mercoledì – affermano alla Casa Bianca – dovrebbe essere il giorno dell’attesissimo e temutissimo ‘bando bis’, il nuovo decreto per vietare l’ingresso negli Usa ai cittadini di sette Paesi a maggioranza musulmana (Siria, Iraq, Iran, Libia, Somalia, Yemen, Sudan). Mentre sulla scrivania dello Studio Ovale sarebbe già approdata – secondo indiscrezioni dei media – la bozza del piano anti-Isis messa a punto dal capo del Pentagono James Mattis e dal capo delle forze armate Joseph Dunford. Al suo interno una serie di “opzioni preliminari” che potrebbero portare a una escalation dell’impegno militare degli Usa in Iraq e in Siria, come l’invio di soldati regolari al fronte. Ma per ora non trapelano i dettagli.

Insomma, per Trump è forse la settimana più importante da quando si è insediato alla Casa Bianca. E l’atteso discorso alla nazione dall’aula della Camera dei Rappresentanti viene visto dal tycoon come l’opportunità di rimettere le cose in chiaro dopo un mese di gestione caotica del potere che ha un vistoso calo della sua popolarità. Solo lo zoccolo duro del suo elettorato – emerge dagli ultimi sondaggi – lo appoggia “senza se e senza ma”.

Mentre i mercati, dopo una cavalcata di Wall Street durata fino alla fine della scorsa settimana, in queste ore assumono un atteggiamento più attendista. Si aspetta di vedere se il presidente americano stavolta dettaglierà maggiormente il suo piano di rilancio dell’economia: dall’annunciata rivoluzione sul fronte del taglio delle tasse al piano per le infrastrutture, dalla deregulation per le imprese all’ammorbidimento della riforma di Wall Street, dai dazi sull’import al futuro degli scambi commerciali. E poi c’è l’Obamacare, con Trump che ha annunciato l’individuazione di una “soluzione molto buona” per sostituire la riforma sanitaria di Barack Obama ma ancora una volta senza svelarne i dettagli.

I democratici sono sul piede di guerra e in Congresso si preparano a un’accoglienza fredda e ostile verso Trump. Anche se i ben informati spiegano come i toni del discorso del tycoon – scritto anche stavolta dal suo consigliere politico Stephen Miller – saranno diversi da quelli dell’Inauguration Day, più ottimistici, rivolti al futuro e con un invito all’unità del Paese. Ma sugli spalti della Camera i dem hanno invitato alcune figure simbolo della lotta al trumpismo: alcuni rifugiati musulmani e immigrati ispanici, i parenti di alcune vittime della violenza delle armi. Mentre il tradizionale ‘contro discorso’ sarà affidato ad una ‘dreamer’, Astrid Silva, nota per aver introdotto Barack Obama nel giorno in cui l’ex presidente annunciò i suoi decreti sull’immigrazione.