Secondo l’Enciclica ‘Laudato Sì’ di Papa Francesco, chi paga il prezzo più salato nella sfida del clima è la povera gente. Nell’impatto dei disastri naturali l’economia e, soprattutto, la distribuzione della ricchezza giocano un ruolo non trascurabile: «Meritano una gratitudine speciale quanti lottano con vigore per risolvere le drammatiche conseguenze del degrado ambientale nella vita dei più poveri del mondo» ha scritto il Papa. Una conferma viene in questi giorni dalla costa pacifica dell’America Meridionale.

Le forti e prolungate piogge che hanno colpito la costa peruviana hanno causato gravi inondazioni, frane e colate di fango e detriti in vaste aree del Perù. Gravi disastri hanno colpito Lima, dove diversi fiumi hanno straripato, e altre zone del paese: le regioni di Piura, La Libertad, Lambayeque e Callao. Purtroppo le recenti inondazioni non sono una novità, poiché da dicembre 2016 il paese sperimenta nubifragi a ripetizione e i disastri si accavallano ai disastri. “Piove sul bagnato” è il detto immortalato da Giovanni Pascoli nelle sue Prose: «Piove sul bagnato: lagrime su sangue, sangue su lagrime». Un concetto espresso in molte lingue: «When it rains, it pours» titola un rap cantato da 50cent: quando piove, diluvia. E che era anche il titolo di un successo di Elvis Presley del 1955.

Gli studiosi locali battezzano questa insolito assetto idrologico “El Niño Costero“, accusando le alte temperature delle acque del Pacifico orientale. In realtà, il fenomeno dell’Enso − l’anomalia termica oceanica conosciuta come “El Niño” – non è stato affatto intenso, anzi il monitoraggio dell’Enso segnala un’anomalia negativa dall’estate del 2016. Il fenomeno è quindi del tutto regionale, anche se il rappresentante del Segretariato per la riduzione del rischio di catastrofi delle Nazioni Unite, Robert Glasser, ha affermato che il disastro delle inondazioni in corso mette in evidenza le sfide di un pianeta che si surriscalda.

Invero, pochi paesi latino-americani sono meglio preparati del Perù ad affrontare l’impatto dell’Enso. A differenza di molte nazioni un po’ pigre, come l’Italia, il Perù ha una strategia per affrontare i cambiamenti climatici; e il suo sistema di protezione civile è moderno. Eppure il paese è stato travolto da questa situazione meteo-idrologica simile all’Enso, mentre solo pochi mesi fa il Perù era stato colpito da una tremenda siccità. Ora si contano quasi cento vittime, molti sono i dispersi, più di 70mila persone hanno perso la casa e i disastri hanno finora coinvolto almeno 625mila abitanti.

Le inondazioni assassine del Perù, un fenomeno diffuso e caratterizzato da enormi colate detritiche, sono un campanello d’allarme per le città di tutta l’America Latina, impreparate a fronteggiare gli estremi climatici. Soprattutto l’inadeguata pianificazione urbanistica, assieme al rapido aumento della popolazione, peggiorano l’impatto delle alluvioni. Come ammette Niels Holm-Nielsen, coordinatore regionale per la gestione del rischio di catastrofi della Banca Mondiale, le piene urbane sono un enorme problema a scala continentale. I sistemi di drenaggio e le reti fognarie non hanno tenuto il passo con l’esplosiva crescita demografica e la diffusione tentacolare delle baraccopoli urbane: da Port-au-Prince a Buenos Aires i nubifragi possono trasformare le città in corsi d’acqua. Sono perciò necessari enormi investimenti per restaurare e manutenere i sistemi di drenaggio cittadino, spesso obsoleti, e garantire un’adeguata raccolta dei rifiuti in modo da prevenire l’intasamento degli scarichi.

I poveri sono le vere vittime delle inondazioni. Decine di milioni di persone vivono nelle baraccopoli urbane, spesso costruite lungo la riva del fiume o su precari pendii a rischio di smottamento se innescati dai nubifragi. In alcuni paesi dell’America Latina, oltre il 60 per cento delle abitazioni è irregolare, con un’infima qualità strutturale. Bisognerebbe impedire la costruzione di nuovi insediamenti in luoghi precari e, nello stesso tempo, reinsediare la gente a rischio lontano da zone inondabili o franose: secondo un recente rapporto dell’Autoridad Nacional del Agua, solo in Perù circa mezzo milione di persone vivono in pianure inondabili.