Il governo, come concordato a febbraio, ha presentato ai sindacati dei tassisti una bozza di decreto con le misure contro l’esercizio abusivo dell’attività di noleggio con conducente e del servizio taxi. Nei comuni in cui è istituito il servizio taxi, stando al testo, in assenza di prenotazione non sarà consentita agli Ncc “la sosta su strada”: dovranno rimanere in autorimessa, come da sempre chiedono i tassisti. I cinque articoli non sono però ritenuti sufficienti dai conducenti delle auto bianche, sulle barricate da quando il decreto Milleproroghe ha rinviato ancora una volta l’approvazione delle norme cosiddette “anti Uber. Lo sciopero indetto per giovedì 23 marzo, dalle 8 alle 22, è stato infatti confermato. “Le organizzazioni sindacali del settore taxi, pur valutando positivamente lo sforzo dei ministeri, non ritengono sufficiente, al momento, il risultato raggiunto”, hanno fatto sapere Ugl, Uil, Usb, Unica Cgil, Cisl Fit, Fast Confsal e Federtaxi Cisal al termine dell’incontro al ministero dei Trasporti con il viceministro Riccardo Nencini. Che ha detto che in ogni caso il testo è ancora “aperto a modifiche”.

Il testo messo a punto dal dicastero guidato da Graziano Delrio e da quello dello Sviluppo, atteso dal 2010, “affronta le competenze regionali e comunali in materia, le diverse disposizioni per i due servizi di taxi e noleggio con conducente, e prime regolazioni per l’utilizzo degli strumenti tecnologici”, si legge nella nota finale. Per quanto riguarda la riforma complessiva del settore, si attende l’approvazione del ddl Concorrenza in cui è inserita la delega.

All’obbligo di sostare in rimessa si potrà derogare nel caso in cui sul foglio di servizio siano registrate sin dalla partenza “più prenotazioni oltre la prima”. Per gli Ncc salta la necessità di tornare in garage anche “quando si riceve una nuova richiesta di servizio con destinazione il comune che ha rilasciato l’autorizzazione”. Per evitare “fenomeni distorsivi della concorrenza”, le regioni dovranno garantire “la pianificazione dei servizi pubblici non di linea, tenendo conto delle reali esigenze del fabbisogno locale, ai fini del rilascio, da parte dei comuni” delle licenze per i taxi e delle autorizzazioni per gli Ncc.

Viene poi istituito, presso il Ced della Motorizzazione civile del ministero, “un archivio informatico nazionale di soggetti titolari di autorizzazioni di noleggio con conducente e di licenza per servizio taxi”. L’archivio telematico è “popolato da remoto dagli enti locali competenti al rilascio delle autorizzazioni e delle licenze”. Nasce anche “il registro delle piattaforme tecnologiche di intermediazione”, tra i soggetti titolari di licenza per l’esercizio del servizio taxi e le imprese titolari di autorizzazione per l’esercizio del servizio Ncc. Il registro è a cura del ministero e chiaramente è destinato a censire applicazioni come Uber e Mytaxi.

I comuni o le città metropolitane “possono prevedere” che i titolari di licenza taxi “svolgano servizi integrativi quali il taxi ad uso collettivo o mediante altre forme di organizzazione del servizio”. Per i taxi la bozza esplicita che “non è consentito rifiutare alcuna corsa che parte dal territorio comunale o comprensoriale, anche se richiesta tramite tecnologie a distanza, qualora abbia come destinazione lo stesso comune o comprensorio”.