L’accoglienza fallisce anche quando un Comune di 550 anime deve accettare sei profughi. È successo a Treviso Bresciano, paesino della Valle Sabbia in provincia di Brescia, dove gli abitanti si sono ribellati al governo e con un referendum hanno detto “No” all’arrivo dei migranti. Venerdì sera, come racconta La Stampa, il sindaco Mauro Piccinelli, eletto nel 2014 con una lista civica, ha convocato un’assemblea pubblica nella piccola sala comunale e si è tenuta la consultazione popolare.

“Volete che sul nostro territorio arrivino dei profughi?”. Questa la domanda a cui gli abitanti di Treviso Bresciano erano chiamati a rispondere. C’è stato un dibattito, fra discussioni e prese di posizione. Poi il voto, a cui alla fine hanno partecipato solo in 114, un quinto della popolazione. Ha vinto il “No”, con 68 voti contro 46. Alla vigilia del referendum il primo cittadino aveva detto: “Usiamo uno strumento messo a disposizione dello statuto per questioni che toccano da vicino la comunità”.

Treviso Bresciano è stato invitato dalla Prefettura di Brescia ad aderire, al pari degli altri comuni della Valle Sabbia, al Sistema di protezione dei richiedenti asilo e rifugiati (Sprar), la rete di accoglienza gestita appunto dai Comuni. L’ipotesi era proprio quella di ospitare sei profughi nei paesi con meno di duemila abitanti, mentre per esempio a Gavardo, grosso centro vicino alle rive del lago di Garda, ne arriverebbero 33 oltre ai 50 già presenti.

Attualmente in tutta la valle sono 170 i richiedenti asilo, tutti gestiti da cooperative esterne. La Prefettura ha fatto sapere appunto che il numero potrebbe aumentare, visti gli oltre 250mila migranti attesi in Italia nel 2017. Tuttavia, oltre a Treviso Bresciano, hanno già detto no anche i sindaci dei quattro comuni leghisti della zona. Nella comunità montana in generale il dissenso rispetto all’arrivo di nuovi profughi è molto alto. Il rischio è che si possa verificare quello che era successo nel settembre 2015 in Valtrompia, sempre nel bresciano, quando erano andati in scesa proteste e scontri con la polizia.