Una lotta che riguarda tutti e che non deve fermarsi, ma che anzi deve concentrarsi sulla “zona grigia“, sulle paludi dell’arbitro della corruzione “dove la mafia prospera”. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella è intervenuto a Locri in occasione delle celebrazioni che anticipano la Giornata della memoria e dell’impegno per le vittime di mafia (in programma il 21 marzo). “L’Italia”, ha detto, “ha fatto passi avanti, ma è necessario non fermarsi. La mafia è ancora forte, presente, tenta di dominare pezzi di territorio e cerca di arruolare in ogni ambiente. Bisogna azzerare la zona grigia. Bisogna prosciugare le paludi dell’arbitrio della corruzione, che sono quelle dove prospera”. Quindi ha voluto rivolgersi direttamente al mondo della politica: “I vari livelli politico-amministrativi devono essere fedeli ai propri doveri e, quindi, impermeabili alle infiltrazioni e alle pressioni mafiose”.

Il Capo dello Stato ha però sottolineato come tutta la società debba essere coinvolta nel contrasto al fenomeno mafioso: “Nessuno può dire non mi interessa o può chiamarsene fuori. La lotta alla mafia è doverosa, è una esigenza morale e civile, una necessità per tutti. Come diceva Falcone, non può fermarsi a una sola stanza, ma deve coinvolgere l’intero palazzo. Questo è l’orizzonte politico, giudiziario sociale del nostro impegno contro le mafie”. Davanti alla platea dei familiari delle vittime di mafia, Mattarella, che nel 1980 ha perso il fratello Piersanti ucciso da Cosa Nostra, ha voluto ricordare la sofferenza di chi ha visto morire i propri cari e coloro che sono diventati bersaglio della violenza perché ostacolano gli interessi dei criminali. “Tra le vittime delle mafie”, ha detto, “non ci sono soltanto coloro che le hanno contrastate, consapevoli del pericolo cui si esponevano. La mafia, le mafie, non risparmiano nessuno. Uccidono, certo, chi si oppone ai loro interessi criminali. Ma non esitano a colpire chiunque diventi un ostacolo al raggiungimento dei loro obbiettivi. Che sono denaro, potere, impunità. Per questo motivo, la lotta alle mafie riguarda tutti”. Nell’elenco delle vittime della mafia, ha aggiunto, “ci sono anche donne e bambini, i mafiosi non conoscono né pietà né umanità, non hanno alcun senso dell’onore e del coraggio, i sicari colpiscono con viltà persone inermi e disarmate. Sono presente in modo partecipe in questa terra così duramente ferita dalla presenza della criminalità organizzata. Una presenza pervasiva, soffocante, rapace, una presenza che uccide persone, distrugge speranze, semina terrore, ruba il futuro di questa terra”.

Mattarella ha quindi ricordato quelli che, secondo lui, sono “passi avanti fatti dall’Italia nel contrasto al fenomeno mafioso“: “Negli anni sono state affinate le tecniche investigative, sono state varate, seguendo anche l’intuizione di uomini illuminati e spesso vittime delle mafie, leggi efficaci, che colpiscono duramente i patrimoni mafiosi, premiano la dissociazione, aggravano le pene, introducono nel codice nuove forme di reati. Sono state create strutture d’indagine e giudiziarie che consentono una capillare conoscenza sul territorio del fenomeno criminale”. Per questo, ha aggiunto, “occorre sostenere il lavoro quotidiano, la rettitudine e la professionalità di tante migliaia di donne e uomini dello Stato, che ogni giorno attraverso l’azione di repressione e prevenzione contrastano le mafie. Questa lotta così dura è stata condotta sul terreno della legalità, senza mai venir meno ai diritti della democrazia”. Infine il ringraziamento a Libera: “Senza una profonda consapevolezza dei nostri concittadini non si sarebbe potuta promuovere la lotta all’illegalità. Libera è tra i motori di questo indispensabile cambiamento”.

Poco prima di Mattarella, è intervenuto anche il presidente di Libera Don Luigi Ciotti che ha ricordato l’importanza della lotta alla corruzione: “Insieme alle mafie”, ha detto, “il male principale del nostro paese resta la corruzione. E corruzione significa che tra criminalità organizzata, criminalità politica e criminalità economica è sempre più difficile distinguere. Ce lo dicono anche quelle inchieste dove i magistrati faticano a individuare la fattispecie del reato. Hanno in mano strumenti giudici istituiti prima che quest’intreccio criminale emergesse con forza. Dobbiamo rompere questo intreccio. Le mafie non uccidono solo con la violenza, ma vittime sono anche le persone a cui le mafie tolgono la speranza e la dignità. Il lavoro, la scuola, la cultura, i percorsi educativi i servizi sociali, restano il primo antidoto alla peste mafiosa. La nostra Costituzione è il primo dei testi antimafia. Uomini e donne delle mafie, diteci almeno dove avete sepolto le vittime di quei familiari che non hanno avuto neanche la possibilità di piangere sulle loro tombe”.