Alcuni anni fa andai ad ascoltare una conferenza di Lester Brown, il fondatore del Worldwatch Institute, e fu una delusione. In particolare, mi colpì un suo “sogno”. Egli affermò che sarebbe stato magnifico se il deserto del Sahara avesse ospitato una mega centrale a pannelli solari con cui alimentare buona parte dei paesi di Africa e Mediterraneo. Credo che Lester Brown durante la sua lunga vita sia stato nel Sahara e ne abbia potuto apprezzare la magnificenza. Se così è mi domando come possa avere avuto un’idea così balzana come quella di ricoprirlo di panelli solari, e questo senza contare le infrastrutture necessarie per veicolare l’energia prodotta. Un sogno per lui, un incubo per la mia modesta persona (“un sogno per alcuni, un incubo per altri” Excalibur).

Ho pensato questo quando ho letto che entro il 2050 Olanda, Danimarca e Germania realizzeranno un’isola artificiale in mezzo al Mare del Nord, su un banco sotterraneo esistente (il Dogger Bank), ricoprendola di pale eoliche: “Un’isola artificiale, con strade, case e alberi, un aeroporto, un porto e addirittura un lago”. E non sarebbe che la prima di una serie di isole dedicate alla produzione di energia.

Per la carità, si può dire, meglio queste isole che non quelle stupidissime dei signori del petrolio di Dubai. Ma permane quella che per me è la considerazione di fondo. Anche ammesso e non concesso che un giorno tutto il mondo girasse grazie ad energia gratuita, avremmo perciò stesso realizzato il mondo perfetto?

O non varrà pur sempre la regola della finitezza delle risorse e dell’impossibilità di eludere i principi della fisica? Altrimenti detto: possiamo riuscire a produrre tutta l’energia che vogliamo e possibilmente in modo gratuito ma non possiamo sfuggire alla realtà, che ci dice che stiamo già vivendo, qui ed adesso, al di sopra delle nostre possibilità, che stiamo spremendo la Terra come un limone. E presto non darà più succo a sufficienza. Come diceva Kenneth Boulding “Chi crede che una crescita esponenziale possa continuare all’infinito in un mondo finito è un pazzo, oppure un economista”.