Un opuscolo per “curare” l’omosessualità, definita “un circolo vizioso tipico e frustrante che può comunque essere spezzato con coraggio e determinazione”. I gay trattati come malati, al pari di alcolizzati o drogati da disintossicare. Sono i contenuti del libretto dell’associazione “Gruppo biblico universitario” accreditata dall’Università della Calabria a Cosenza, dove viene riportata anche la testimonianza di un soggetto che è stato definito “ex-omosessuale” dal presidente del Gbu di Cosenza Vincenzo Pilieci. È la storia di Sy Roger secondo cui “essere gay è più che altro un’affermazione sociale (e politica) con la quale l’omosessuale abbraccia uno stile di vita e un’identità che esaltano l’omosessualità”.

Una vicenda che è stata segnalata dalla direttrice del centro studi “Milly Villa” Giovanna Vingelli e dall’attivista dell’Arcigay Gaetano Fazari al Comitato universitario di garanzia (Cug) affinché vengano presi provvedimenti nei confronti dell’associazione studentesca. È proprio il contesto in cui si è svolto l’episodio a scandalizzare la Vingelli, che è una ricercatrice della facoltà di Scienze politiche e sociali. “Il fatto che sia avvenuto all’interno dell’università è inaccettabile. – dice – Non si può considerare l’omosessualità una malattia per la quale ci si deve curare. Pur nel rispetto delle convinzioni religiose di ognuno, non è possibile che studenti universitari e docenti siano esposti a informazioni di questo tipo”.

“Sono arrabbiato non solo come omosessuale, ma anche come studente – racconta invece Fazari –. Da anni lavoriamo per superare le barriere mentali e oggi all’interno dell’università vengono veicolati messaggi omofobi e discriminatori. Leggere che bisogna sottoporsi a terapie riparative e millantare di psicologi e psicoterapisti capaci di curare gli omosessuali è offensivo”.

È sufficiente sfogliare l’opuscolo del Gruppo biblico, infatti, per rendersi conto che l’omosessualità viene intesa come un “desiderio” o un “appetito”. “Più questi impulsi – si legge – vengono alimentati (attraverso la pornografia, le fantasie e la masturbazione), più essi diventano forti e intensi”. Senza alcun appiglio scientifico, quindi, all’interno dell’Unical è stata consentita la distribuzione di un libretto dove essere gay è equiparato alla malattia dovuto alla “natura che produce tutta una serie di condizioni indotte biologicamente come la depressione, disturbi ossessivi compulsivi, il diabete… Ma che non vengono considerate normali solo perché avvengono in modo naturale”. “Perché dovremmo quindi dare all’omosessualità uno status differente?” si domandano gli esponenti del gruppo di fede evangelista.

Il limite dell’omofobia si supera nel parallelo tra l’omosessualità e la pedofilia: “Attualmente alcuni ricercatori in campo accademico stanno addirittura suggerendo che l’attrazione sessuale degli adulti verso i bambini potrebbe essere il prodotto di caratteri ereditari. Se ciò fosse vero significherebbe che dovremmo approvare anche le relazioni sessuali tra adulti e bambini? Chi ha tendenze omosessuali può cambiare comportamento, modificare, ridurre controllare e in alcuni casi eliminare praticamente la trazione degli impulsi omosessuali”.

Per il Gruppo biblico universitario, “la comunità omosessuale – si legge sempre nelle 20 pagine dell’opuscolo – deve essere piena di falsi gay dalle idee confuse… che probabilmente sono eterosessuali e che semplicemente non lo sanno. Gli omosessuali rappresentano una sottocultura influente in molte società moderne”. E infine: “La tendenza omosessuale è una delle tante debolezze che affliggono l’umanità. La riduzione e il controllo di questi sentimenti potrebbero essere obiettivi più che desiderabili e raggiungibili nell’ambito di un miglioramento generale rispetto alla vita precedentemente controllata e limitata da questi impulsi”.