Un vero e proprio sistema, all’interno dell’Ospedale Israelitico di Roma, per truffare il Servizio sanitario nazionale attraverso la produzione di false attestazioni per gonfiare le richieste di rimborso da parte della Regione Lazio. Di questo rischiano di dover rispondere in tribunale l’ex direttore generale dell’ospedale israelitico di Roma Antonio Mastrapasqua, già a capo dell’Inps, ed altri 15 tra dirigenti, medici e operatori, accusati di una presunta truffa da 7,5 milioni.

La procura ha chiesto il rinvio a giudizio dei 16 indagati e ora la palla passa al gup. Il caso emerse il 21 ottobre 2015 quando, su richiesta dei pm Corrado Fasanelli e Maria Cristina Palaia, furono eseguite 14 ordinanze di custodia cautelare. Dagli accertamenti è emerso un sistema truffaldino, durante la gestione Mastrapasqua, in cui gli indagati avrebbero operato al fine di alterare la tipologia di interventi eseguiti, specie per biopsie prostatiche e tiroidee e correzione dell’alluce valgo, per ottenere rimborsi maggiorati. All’interno della struttura ospedaliera, secondo l’accusa, sarebbero state, inoltre, messe in atto modifiche dello stato dei luoghi, della destinazione d’uso dei locali e delle attività sanitarie per mascherare lo svolgimento di attività irregolari e l’erogazione parziale, in carenza di autorizzazione, dei servizi di assistenza domiciliare.

Il gruppo poteva contare anche su una ‘talpa’ che avvertiva dell’arrivo nell’ospedale degli ispettori dell’Asl. Sapere in anticipo le ispezioni permetteva ad alcuni indagati di aggirare gli accertamenti. In una intercettazione due indagati arrivarono a dirsi chiaramente: “arrivano gli ispettori, famo un po’ de Cinecittà”. Le ispezioni avevano il fine di verificare il rispetto dei contenuti delle autorizzazioni rilasciate, ma a fronte di irregolarità che sarebbero state evidenziate, venivano attuate, secondo la procura, modifiche di attrezzature, variazioni di impiego del personale ed anche lo spostamento di pazienti. Il tutto per dimostrare la rispondenza delle apparenze strutturali ed operative del presidio ospedaliero. In occasione dell’esecuzione delle misure restrittive, i carabinieri eseguirono anche un sequestro di beni per 7,5 milioni di euro.