Al Consiglio d’Europa del 9 e 10 marzo, Paolo Gentiloni ha chiesto un aumento di fondi e mezzi da parte dell’Europa per raggiungere l’obiettivo di “sostituire l’immigrazione clandestina irregolare con flussi e canali più accettabili”. L’Italia invece è stata spronata a introdurre standard aggiornati e universali per tutti i tipi di centri d’accoglienza e l’accelerazione delle procedure di richiesta d’asilo. Secondo il commissario dei diritti umani del Consiglio infatti, la recente raccomandazione della Commissione europea di estendere e allungare la detenzione dei migranti, condurrebbe “alla violazione dei diritti umani senza ottenere altri risultati, come facilitare il trattamento delle richieste d’asilo o incentivare rimpatri dignitosi”.

Il Consiglio d’Europa ritiene che sarebbe più sensato mettere in piedi canali legali per l’immigrazione economica, con procedure da seguire nei Paesi di origine, al fine di scoraggiare i migranti economici dal tentare il pericoloso viaggio verso l’Italia.

Secondo un’Organizzazione che è in prima linea per salvare vite umane lungo le rotte dei migranti, Medici senza frontiere (Msf), gli Stati membri dovrebbero rispettare gli impegni presi in merito alla protezione dei rifugiati e sviluppare alternative migratorie legali, incluse procedure di reinsediamento per i rifugiati, oltre a smettere di siglare accordi (che spesso prevedono finanziamenti), con paesi terzi che non offrono protezione adeguata per rifugiati e richiedenti asilo.

Msf lo chiede in un recente report sull’esodo dall’Eritrea, Paese del più grande gruppo di persone che nel 2015 ha affrontato il Mediterraneo per approdare in Europa: 39.162 uomini, donne e bambini. Ogni eritreo intervistato dalle équipe di Msf ha affermato di essere stato vittima o testimone di gravi livelli di violenza, tra cui torture, in vari momenti del viaggio. Ogni eritreo è chiamato alla coscrizione obbligatoria per un limite indefinito di tempo nel proprio Paese.

Negli ultimi mesi poi Msf, in Serbia, ha trattato sempre più casi di violenze diffuse e crudeli e di trattamenti degradanti perpetrati sui migranti da parte delle autorità ungheresi al confine tra Serbia e Ungheria. L’Organizzazione chiede dunque agli organi e alle Istituzioni europee di assicurare anche il totale rispetto del diritto di asilo e condanna fortemente tutte le forme di maltrattamento ai confini: “Recinzioni, respingimenti e deterrenza non solo sono crudeli e inumani, ma anche inefficaci e non impediranno alle persone di ritentare l’attraversamento dei confini. Noi continuiamo a chiedere l’apertura di vie legali e sicure per le persone in cerca di protezione in Europa”.

Medici senza Frontiere è in prima linea in tanti Paesi – come in Siria, Paese ormai al sesto anno di conflitto – nei quali gravissime tragedie umanitarie spingono i civili a fuggire lungo rotte dense di pericoli.

A tal proposito il 15 marzo si terrà alle 18 in via Magenta 5, a Roma, un dialogo organizzato da Msf: “Ospedali sotto attacco: patologia di una guerra senza regole”, il racconto di operatori sanitari e pazienti colpiti dai bombardamenti in Medio Oriente e Africa, con la partecipazione del generale Fabio Mini e la moderazione di Lucia Annunziata.