È ormai scientificamente dimostrato che esiste una zona cerebrale adibita specificamente alla produzione di sensazioni estatiche e al senso di appartenenza, a qualche cosa che ci pervade e ci innalza dandoci la sensazione di far parte di un tutto dominato dall’amore e dalla pietà e dotato di una progettualità rigogliosa, fantasiosa, stupefacente. Cioè il senso del sacro è fisiologico: a fianco delle pulsioni primarie (identificare, attaccare, fuggire, nascondersi) ne esiste una quinta: contemplare.

Immagino già, che mentre stai leggendo pensi: ecco, gli è presa la botta mistica e si è convertito al cristianesimo oppure vuol mettersi a fare l’indù zen!
Invece no. Ma osservo, che i roghi dell’Inquisizione, la caccia alle streghe e l’insistente bigottismo di parte dei fedeli di tutte le religioni hanno generato un muro contro muro tra credenti e atei che si è radicalizzato portando noi atei a rifiutare in blocco qualunque concetto sia “inerente” alla fede. Tocca fare un restyling di questa rigidità cresciuta nel dolore delle persecuzioni contro gli eretici.

Io non credo all’esistenza di un Dio, né con la barba né senza.
Ma vedo che la realtà è profondamente magica, nel senso laico del termine, cioè è stupefacente al di là di ogni previsione, è smisurata, sorprendente in modo paradossale… Il creato è una fiera pazza di grandiosità.
E più ne sappiamo dell’universo più ci lascia sbalorditi. Sembra quasi che sia stato inventato per ingenerare la vertigine che proviamo se ci perdiamo negli incendi del tramonto. Questa assoluta assenza di limite è inebriante. Impossibile da contenere nella limitatezza dei miei circuiti neurali. Per secoli siamo stati convinti che in cielo ci fossero alcune migliaia di stelle. Poi abbiamo scoperto che ce ne sono miliardi nella nostra galassia, ognuna circondata da un numero fantasmagorico di pianeti, satelliti, asteroidi. Poi si è capito che esistono miliardi di galassie, talmente tante che non abbiamo ancora finito di contarle.
E si scopre poi che esiste questa benedetta parte della mente che di mestiere si occupa di scatenare piacevoli tempeste di dopamine benefiche quando ci dedichiamo a sentire che la maestosità impossibile permea il tutto.
E credo che solo la coscienza della magia del mondo possa lenire lo scomodo di dover a un certo punto morire.

Non possiamo ridurre vita e morte a semplici accadimenti biologici. Sarebbe troppo triste! Troppo! La verità, l’onesta verità è che per un tempo limitato possiamo diventare creature straordinarie, addirittura capaci di muoversi e percepire il creato tutt’intorno e sperimentarne le infinite qualità e interagire con creature a noi simili così da dare vita a esplosioni di energie, emozioni, colori, giochi d’arte, innamoramenti.
Si tratta di un privilegio infinito, riservato a una parte infinitesimale dell’esistente; tutti gli atomi dell’universo mondo desidererebbero poter partecipare a un simile banchetto di sensazioni invece solo noi possiamo spassarcela, fare sesso a due a due o in gruppi caotici, mangiare le guancette di manzo cotte per 5 ore, tuffarci nella calca di Cesenatico e passare notti intere ad arrovellarci sul senso del mondo.

Non vedere il sacro, il superpotere, il miracolo, il privilegio, l’improbabilità schiacciante insita nel fatto di vivere e poter parlare e pensare e agire in modo preordinato è un’amputazione emotiva che ci danneggia e limita la nostra capacità di cogliere appieno il regalo della vita.

Come dice Lucio Dalla: siamo Dei! Ed essere Dei e non credere nel soprannaturale è un controsenso anacoluto, una sghembità in termini, un assurdo costituzionale.
Il che ci preclude tra l’altro di partecipare serenamente alla festa delle coincidenze, delle premonizioni, delle intuizioni, delle visioni che arricchiscono la nostra vita e aumentano la suspence.
Ma lasciatemi giocare! Io credo che a tutti succeda di transitare attraverso fatti, sogni, idee che a volte, per un istante vibrano assieme gravide di combinazioni improbabili. Godiamocele!

Il razionalismo ferreo ha rotto i coglioni.
Siamo fatti fisiologicamente per contemplare magiche connessioni. Che c’è di male?

Per chiarire meglio il discorso vorrei citare una mail che girava anni fa: elencava decine di impressionanti analogie tra Lyncoln e J.F. Kennedy. Molte erano pure invenzioni, ma la lista, depurata dai falsi è comunque notevole:

Entrambi avevano un cognome di 7 lettere.
Entrambi erano secondogeniti e avevano ricevuto il nome del loro nonno
Entrambi avevano combattuto in guerra
Entrambi persero un figlio durante la permanenza alla Casa Bianca: avevano avuto quattro figli, di cui solo due ancora in vita.
Entrambi furono eletti per la prima volta al Congresso nel ’46 del proprio secolo.
Entrambi furono possibili candidati alla nomina di vicepresidente nelle elezioni del ’56 del proprio secolo. In entrambi i casi il partito che non li aveva candidati perse le elezioni.
Entrambi vennero eletti nel novembre del ’60 del proprio secolo.
Entrambi ebbero il vicepresidente per successore che si chiamava Johnson, nati nel 1808 e nel 1908 entrambi divennero presidenti all’età di 50 anni, vinsero le successive elezioni, non affrontarono una seconda campagna elettorale,
Entrambi furono colpiti di venerdì alla testa.
Entrambi avevano la moglie accanto, che restò illesa ed erano accompagnati da una coppia. In entrambi i casi l’uomo accanto al presidente rimase ferito.
Kennedy fu assassinato mentre viaggiava su una Ford; Lincoln fu ucciso nel Teatro Ford
Entrambi gli attentatori  avevano nomi di 15 lettere e furono ammazzati prima di esser processati.
Cosa significa questa serie di coincidenze?
Niente. Ma è affascinante e in qualche modo comicamente assurdo. È l’universo che si diverte a stupirci. Stupiamoci!