L’Alta corte di Abuja, capitale della Nigeria, ha aperto un fascicolo per corruzione che coinvolge la Shell e alcuni funzionari della filiale Agip dell’Eni per la vendita per oltre 1,1 miliardi di dollari di uno dei più ricchi blocchi dell’Africa. Secondo l’accusa le società avrebbero pagato 800 milioni all’ex ministro del petrolio Dan Etete, a quello della giustizia Mohammed Bello Adoke e al businessman Aliyu Abubakar per la licenza Opl 245, mentre al governo nigeriano sarebbero andati solo 210 milioni di dollari. Le compagnie petrolifere si sono dichiarate innocenti, spiegando che il pagamento è stato effettuato su un conto del governo nigeriano. In particolare Eni, che ha affidato ad un primario studio legale statunitense indipendente il dossier, sostiene che “non sono emerse evidenze di condotte corruttive in relazione alla transazione”. Le verifiche, sottolinea Eni, “hanno preso in esame i nuovi atti e la ulteriore documentazione rinvenienti dalla chiusura delle indagini della Procura di Milano nel dicembre 2016. Il predetto studio legale ha confermato le conclusioni già raggiunte nel 2015, precisando che non sono emerse evidenze di condotte corruttive in relazione alla transazione”.