Il gruppo PSA ha trovato un accordo per l’acquisizione del marchio Opel da General Motors. I giochi sembrano fatti, con il consiglio d’amministrazione straordinario di PSA, in cui è stato dato il via libera definitivo all’operazione dopo il precedente beneplacito dei governi francese e tedesco. E presumibilmente con il parere non contrario di quello inglese, visto che Opel produce (e vende, col marchio Vauxhall) anche nel Regno Unito.

Quello che pareva essere lo scoglio più grande, ovvero il passivo dei fondi pensionistici dell’azienda tedesca, è stato superato. Roba non da poco, visto che il buco ammonta quasi a 10 miliardi di euro: cifra che rischiava di far saltare il banco, anche perché General Motors inizialmente aveva intenzione di partecipare alle perdite con una somma non superiore al miliardo. Che nel corso delle trattative pare siano diventati due, spianando la strada al closing.

Viene scritta dunque la parola fine sulla presenza di General Motors in Europa. Che, dopo Chevrolet, getta la spugna anche con la casa di Russelsheim. Troppi, evidentemente, i 15 miliardi di euro persi dal 2000 ad oggi nel tentativo di risanare la sua divisione europea. Che, attenzione, segni di ripresa ne ha forniti sia a livello di prodotti che di vendite, riducendo anno dopo anno il passivo. Il colpo finale, tuttavia, lo ha dato l’incertezza sul futuro derivante dalla Brexit, che ha anche impedito il ritorno al break even previsto proprio per l’anno che è appena passato.

Dal canto suo Psa, reduce da 3 anni di crescita consecutivi, con l’acquisizione di Opel sta dando vita al secondo produttore di auto europeo dopo il gruppo Volkswagen: i 4,3 milioni di auto vendute attualmente “potranno superare presto quota 5 milioni“, e grazie alle sinergie messe in piedi “far risparmiare oltre due miliardi di euro“, secondo quanto dichiarato dall’azienda francese.

Come accade spesso in queste situazioni, tuttavia, le maggiori preoccupazioni sono per i lavoratori. Psa ha 10 stabilimenti in Europa, Opel 11: è chiaro che non tutti potranno sopravvivere alla fusione. Carlos Tavares, il numero uno di Psa, ha cercato di rassicurare le parti sociali dicendo di volere che Opel resti “un’azienda tedesca”, e che il piano di risanamento verrà deciso da lei stessa e dai suoi dipendenti. Piano che tuttavia non dovrebbe toccare alcun sito produttivo fino al 2020, come peraltro stabilito in precedenza da Gm stessa. Di certo però gli operai tedeschi, e forse anche quelli francesi ed inglesi, non staranno dormendo sonni tranquilli.