“Rilanciare con forza il progetto europeo” e avere “il coraggio di condividere sovranità”, andando verso “un’Unione federale di Stati” che tenga conto “degli ideali dei Padri fondatori e anche delle richieste dei cittadini”: “solo così passerà la bufera” che il processo d’integrazione sta attraversando. Laura Boldrini, presidente della Camera, conferma il ruolo assunto di portabandiera dell’europeismo italiano, presentando nella Sala della Lupa la relazione “sullo stato e le prospettive dell’Unione europea” elaborata da un Gruppo di Saggi da lei istituito.

Nell’imminenza del 60° anniversario della firma dei Trattati istitutivi delle allora Comunità europee, a Roma il 25 marzo 1957, l’Unione mostra gli anni che ha: non le basta un lifting, per rifarsi bella; le ci vogliono interventi di rilancio profondi e coraggiosi. Partendo però dalla constatazione che l’Unione non è da buttare, e dalla consapevolezza, spesso flebile, delle cose da salvare, di tutti i benefici che l’integrazione porta con sé.

I Saggi fanno proposte concrete, anche specifiche, ma non perdono di vista il grande disegno: dicono no all’Europa a più velocità, di cui tanto oggi si parla, orecchiando recenti parole della cancelliera Merkel, ma dicono sì a un’Europa a due cerchi concentrici, quello della prospettiva federale e quello, più largo, e meno impegnativo, della dimensione mercantilista.

Il percorso di riflessione sul rilancio dell’integrazione oggi portato avanti partì il 14 settembre 2015, quando, a Roma, i presidenti di quattro assemblee parlamentari – la Camera italiana, l’Assemblée nationale francese, il Bundestag tedesco e il Parlamento del Lussemburgo, Paese che aveva la presidenza di turno del Consiglio dell’Ue – firmarono una dichiarazione: “Più integrazione europea: la strada da percorrere” – nel frattempo, le firme sono diventate 15 firme. Dopo, la Boldrini ha anche voluto una consultazione popolare online, le cui indicazioni sono state la tela di fondo del lavoro dei Saggi.

La presentazione della relazione apre un mese di celebrazioni a Roma del 60° anniversario, che la Boldrini auspica “prive di retorica” – sarà difficile! –, ma chiare nelle indicazioni sulla strada da intraprendere – e sarà ancora più difficile!.

Il Comitato, presieduto dall’ex ministro per gli Affari europei Enzo Moavero Milanesi, aveva sette membri: ex ministri come Enrico Giovannini, esperti, docenti, giornalisti; relatore del documento finale è stato Pier Virgilio Dastoli, presidente del Comitato italiano del Movimento europeo e l’ultimo stretto collaboratore di Altiero Spinelli.

Il dibattito fra i Saggi è stato animato: c’era chi era inizialmente reticente di fronte all’ipotesi d’una revisione dei Trattati e raffreddava la prospettiva della costruzione di una Federazione europea; e c’era chi mostrava più impazienza europeista. Alla fine, il documento prospetta quanto di buono si può fare a Trattato costante, ma riconosce che la riforma è ineludibile, se ci si vuole dare una prospettiva federale, e prospetta un metodo per arrivarci e indica una strada da percorrere.

Fra i temi trattati, l’identità europea con un decalogo di misure e l’idea d’una cittadinanza europea autonoma; l’economia, con un reddito minimo europeo d’inclusione; l’immigrazione, con un’agenzia europea dell’asilo; la sicurezza, con una procura europea che si occupi anche di terrorismo e criminalità organizzata: la difesa, con uno Stato Maggiore europeo e una sorta di West Point europea, oltre che una forte integrazione dell’industria militare.

Il Parlamento eletto nella primavera 2019 dovrà avere un ruolo costituente. E, alla conclusione del processo, la revisione dei Trattati, che dovrebbe eliminare l’opting out e il diritto di recesso e applicare un’idea che era già di Spinelli, l’integrazione differenziata, dovrà essere approvata con referendum in tutti i Paesi membri.

Ecco il documento in esclusiva