La rottamazione delle cartelle di Equitalia lanciata dal governo Renzi, evidentemente, non basta per rimpinguare le casse dello Stato in maniera adeguata. Così l’esecutivo Gentiloni, che non riesce a trovare la quadra sulla manovra correttiva da 3,4 miliardi chiesta dalla Commissione europea, pensa ora a una “rottamazione delle liti“. Lo ha annunciato il viceministro all’Economia, Luigi Casero, che all’inaugurazione dell’anno giudiziario tributario ha spiegato come ci sia allo studio, “per l’abbattimento dell’arretrato“, la “definizione delle liti pendenti sulla base dei principi della rottamazione delle cartelle esattoriali”. Il bottino è potenzialmente assai ricco, visto che le liti che vedono i contribuenti contrapposti all’erario, stando ai dati presentati dal presidente della giustizia tributaria Mario Cavallaro, valevano a fine 2016 32 miliardi, pur in leggero calo rispetto ai 34 miliardi del 2015. Le nuove cause sono infatti diminuite, ma il valore medio dei giudizi è salito a 112.363 euro per quelli delle corti provinciali e 194.104 euro per quelle regionali. La stragrande maggioranza dei ricorsi è per quelle che sono definite piccole liti: davanti alle commissioni provinciali, ad esempio, 118.265 istanze su 164.101 (il 72%) è per importi entro i 20mila euro, 70mila delle quali sotto i 2.582 euro.

I contorni dell’operazione di rottamazione sono tutti da chiarire, ma arrivare rapidamente alla definizione dei processi pendenti – 468.839, di cui 318.192 nel grado provinciale e 150.647 in quello regionale – con una sorta di sanatoria comporterebbe notevoli benefici per l’Erario: oggi infatti, secondo il rapporto 2016 del dipartimento delle Finanze del ministero dell’Economia e della direzione Giustizia tributaria, l’amministrazione fiscale vince solo nel 44% delle liti in primo grado e nel 45,2% in secondo grado. Il direttore dell’Agenzia delle Entrate, Rossella Orlandi, si è limitata a dire che si tratta di “scelte politiche e di governo. Noi faremo quello che ci dicono di fare”. Casero, nel pomeriggio, ha precisato che l’idea “non si lega a interventi immediati di finanza pubblica”.

In parallelo, per abbattere l’arretrato e evitare che si accumulino nuovi stock il governo sta valutando “di alzare a cinquantamila euro” la soglia, attualmente fissata a ventimila euro, entro la quale si può accedere alla mediazione per risolvere le piccole liti fiscali, senza quindi arrivare in tribunale. Ma Casero ha anche preannunciato una “riforma organica” della giustizia tributaria che partirà dalla composizione delle commissioni, dopo i casi di corruzione per addomesticare le sentenze emersi nei mesi scorsi. Potranno avere “due magistrati togati e uno non togato per affiancare le professionalità tecniche a quelle giuridiche e dare più efficacia ed efficienza”, ha detto il viceministro. E “bisognerà anche risolvere anche il tema della dipendenza dal ministero dell’Economia”.

Va detto che secondo Cavallaro nel 2016 c’è già stata un’accelerazione per quanto riguarda il recupero dell’arretrato: “Il 12%, percentuale quasi doppia” rispetto al 2015. I nuovi processi iscritti lo scorso anno sono stati circa 232mila mentre quelli arrivati a decisione sono stati quasi 294.289, in lieve calo rispetto al risultato del 2015 (-1,6%). Il vero problema, come denunciato dal presidente della Cassazione Giovanni Canzio, è però “il macigno di 50mila” liti con il fisco arretrate, “a volte anche di scarsissimo valore”, che rappresentano ormai “un’emergenza” per la Suprema Corte: “Ci impegnano nella misura ormai quasi del 50%”. Servono dunque un intervento del governo per evitare “la deriva di una Cassazione civile che diventi solo tributaria”, “misure emergenziali come un forte intervento deflattivo” e “un impegno forte dell’Agenzia delle Entrate e dell’avvocatura a chiudere le controversie inutili” o quelle sulle quali c’è già giurisprudenza “consolidata”. Casero ha risposto dicendo che si sta anche valutando l’istituzione di una “sezione tributaria bis”.