Concorsi pubblici per i dirigenti delle Agenzie fiscali? Mai. È chiara quanto discutibile l’intenzione del governo in carica, che anche in questo caso si mette sulla scia dell’esecutivo precedente, di evitare la selezione pubblica per la individuazione di nuovi dirigenti nelle Agenzie governative, a partire da quella strategica delle Entrate. Alla chetichella nel decreto Milleproroghe è stato inserito senza tante spiegazioni un emendamentino con il quale viene rinviata per l’ennesima volta la data per l’espletamento del tanto atteso concorso.

Di rinvio in rinvio, è dal 2015 che va avanti così e la faccenda è grave per almeno due motivi. Il primo è che senza concorso il governo e i capi delle Agenzie si tengono le mani libere nella scelta dei dirigenti. Il secondo motivo è che così facendo viene di fatto eluso lo spirito di una sentenza della Corte costituzionale del 2015 che aveva praticamente bocciato le nomine di circa mille dirigenti effettuate fino a quel momento senza concorso, 800 circa alle Entrate e Territorio, 200 alle Dogane. Con quella sentenza la Corte aveva invitato il governo a organizzare la selezione pubblica per i nuovi dirigenti e il governo aveva fatto finta di voler rispettare l’autorevole indicazione salvo poi eluderla nei fatti.

A questo punto tutti coloro che aspettano il concorso si sono convinti che quella benedetta prova non si farà mai. Tutto ciò provoca “malcontento e delusione” come ha scritto in una nota molto polemica la Dirstat, la Federazione dei sindacati nazionali dei dirigenti e dei direttivi. Il disagio riguarda in particolare quei dipendenti pubblici “chiamati a combattere l’evasione fiscale che non è un optional, ma un imperativo categorico per cui servono massimo impegno e profonde motivazioni”. È dal 2001, anno in cui furono istituite le Agenzie fiscali, che i dirigenti delle stesse Agenzie vengono scelti con criteri assolutamente discrezionali, in contrasto con le norme che regolano la materia. L’andazzo ha creato un contenzioso amministrativo imbarazzante, alla fine risolto e sanzionato dalla Corte costituzionale.

Nelle intenzioni dei giudici della Consulta quella sentenza doveva rappresentare allo stesso tempo il blocco del vecchio sistema di nomina e l’avvio di una nuova fase. Non è successa né l’una né l’altra cosa. Per sopperire al vuoto che la sentenza stava creando dichiarando di fatto decaduti i vecchi dirigenti, la stessa Consulta aveva stabilito che al loro posto e in attesa del concorso, fossero promossi i funzionari più elevati in grado. Nel frattempo invece alle Agenzie sono state effettuate altre nomine con criteri discrezionali del tutto simili a quelli precedenti. Solo che per prudenza e pudore i nuovi nominati non vengono chiamati dirigenti.

Per loro la fantasia burocratica ha inventato due nuove caselle, quella dei Pos, Posizioni organizzative speciali e dei Pot, Posizioni organizzative a tempo. In questi ultimi due anni alle Agenzie fiscali sono stati nominati circa 700 tra Pos e Pot, e in moltissimi casi la scelta è caduta, guarda caso, proprio sugli stessi dirigenti la cui posizione era stata dichiara illegittima dalla Consulta. Di fatto si è trattato di una specie di rinomina discrezionale e mascherata dei dirigenti che dovevano essere rimossi. In pratica si è trattato di una forzatura. L’unica differenza rispetto a prima è lo stipendio: a fine mese lo Stato paga Pos e Pot circa il 10 per cento in meno rispetto a prima.