Alla fine, avevano ragione loro. Quei visionari che vent’anni fa sostenevano, quasi tra gli sberleffi di tutti, che per il futuro sarebbe stato meglio affiancare un motore elettrico a quelli termici tradizionali. Avevano ragione, visto che nel frattempo di quelle auto ibride (anche se non proprio accattivanti quanto a design, diciamocelo) ne hanno vendute dieci milioni. Con buona pace di chi pensava sarebbe stato un flop colossale.

Finora i “visionari” del gruppo Toyota hanno diffuso il verbo in 90 paesi e risparmiato all’atmosfera 77 milioni di tonnellate di anidride carbonica, proponendo una gamma di 33 modelli con motorizzazione ibrida. Anche se i riflettori, com’è fisiologico che sia, rimangono puntati sull’antesignana che porta il nome di Prius. Non solo la prima, ma anche quella che più ha contribuito all’affermazione di questa tecnologia con 3,9 milioni di esemplari in giro per il mondo.

Oggi, anzi sarebbe meglio dire da giugno quando arriverà in commercio, la sua famiglia si arricchisce della variante ricaricabile da presa di corrente, la plug-in. Non una novità assoluta, visto che si tratta della seconda generazione, ma un passo in avanti deciso quello si.

La piattaforma produttiva è la stessa della Prius IV, la cosiddetta TNGA, ma le funzionalità crescono. A cominciare da quei 50 chilometri di autonomia in modalità elettrica (sulla precedente erano la metà) con velocità fino a 135 orari (sulla precedente erano 85). Il tutto grazie a un pacco batterie (la ricarica completa avviene in poco più di 3 ore da presa di corrente casalinga) più grande sistemato sotto ai sedili posteriori, che a dire il vero toglie spazio al bagagliaio. E per certi versi appesantisce un pò il design posteriore della vettura, che invece di lato e anteriormente è abbastanza gradevole rispetto al passato.

Anche il comportamento su strada è migliorato, grazie soprattutto alla distribuzione dei pesi e al baricentro più basso, favorito dalla nuova architettura. Taratura specifica delle sospensioni e rigidità del telaio contribuiscono a smorzare l’effetto rollio, conferendo anche una certa agilità. Il che non significa che ci troviamo di fronte ad un’auto sportiva, come fanno intuire gli 11 secondi per lo 0-100 e i 162 km/h di velocità massima. Ce lo ricorda pure il cambio E-CVT, la cui funzione non è certo quella di spingere al massimo e velocemente ma di ottimizzare le prestazioni del powertrain ibrido che prevede 3 diverse modalità di guida: HV, EV, EV City con funzione Battery Charge. Solo così, del resto, è possibile avvicinarsi ai valori dichiarati quanto a consumi ed emissioni di anidride carbonica, rispettivamente un litro di carburante ogni 100 km e 22 grammi di CO2 per chilometro.

Il resto di quest’auto racconta nondimeno di scelte e tecnologie raffinate, quali il sistema duale motore/generatore, il dispositivo che “scalda” la batteria e ne migliora l’efficienza a temperature rigide (mentre è in ricarica), il pacchetto di sicurezza Safety Sense, il portellone posteriore in fibra di carbonio. E la chicca assoluta del tetto con pannelli solari incorporati, che alimentano i sistemi elettrici di bordo e garantiscono fino a 1.000 chilometri di guida in modalità elettrica all’anno. Bella idea.

TOYOTA PRIUS PLUG-IN – LA SCHEDA

Il modello: Si tratta della seconda generazione della versione ricaricabile da presa di corrente dell’antesignana tra le auto ibride Toyota, la Prius. Sarà disponibile da giugno 2017
Dimensioni: lunghezza 4,65 metri, larghezza 1,76, altezza 1,47 metri
Motore: 1.8 benzina da 98 Cv ed elettrico sincrono a magnete permanente da 22,5 kW (31 Cv)
Consumi omologati nel ciclo misto Nedc: 1 litro per 100 km
Emissioni di CO2: 22 gr/km di CO2
Prezzo: non dichiarato (la vettura sarà in commercio solo a giugno)
Ci piace: Comodità e dinamica di marcia fluida, consumi bassi
Non ci piace: Anche se sono stati fatti passi avanti rispetto alla versione precedente, il design è ancora troppo “carico” specie al posteriore. Lo spazio del bagagliaio, poi, è stato sacrificato per far spazio al pacco batterie