Ci sarà Francesco Terranova, indicato come il capomafia di Villabate, ma anche Giovan Battista Rizzo che era stato condannato a 8 anni e Francesco Speciale, al quale era stata inflitta una pena a 8 anni e 9 mesi. E poi Carlo Guttadauro, fratello di Filippo, il cognato di Matteo Messina Denaro, l’ultima primula rossa di Cosa nostra. Sono solo alcuni dei 14 imputati che torneranno presto a passeggiare a pochi metri dai negozi di chi li aveva denunciati.

Il ritardo nel deposito delle motivazioni della sentenza che li ha condannati in primo grado per fatti di mafia, sommato alla scadenza dei termini sulla custodia cautelare, ha infatti obbligato il tribunale del Riesame a ordinarne la liberazione entro domenica 19 febbraio di 14 dei 25 imputati del processo Reset.

Per impedirlo – come racconta il quotidiano La Stampa – era stata decisa una proroga in extremis, dopo che i termini per il deposito della decisione del gup Sergio Ziino erano scaduti già da dieci mesi. Un grosso ritardo, tanto che Ziino era stato costretto a sospendere la decorrenza della custodia cautelare per evitare la scarcerazione. Tutto inutile però. Perché il provvedimento del primo presidente del tribunale, Salvatore Di Vitale, che in novembre aveva tentato di allungare i tempi, è stato ritenuto illegittimo. Sulla vicenda il ministero della Giustizia ha disposto tramite accertamenti preliminari.

“Mi pare giusto che si facciano tutti gli accertamenti necessari. Se il ministero me lo chiederà io darò tutte le spiegazioni sulle questioni che dipendono da me. Comunque parlare di scarcerazioni è prematuro. I termini non sono ancora scaduti”, dice Di Vitale. “Gli atti del processo sono stati mandati alla corte d’appello – ha aggiunto il presidente del tribunale – Saranno i giudici di secondo grado ora a valutare la questione”.

“I giudici della corte d’appello che dovranno trattare il caso valuteranno i provvedimenti da prendere in base alla legge”, dice Matteo Frasca, presidente facente funzioni della corte d’appello di Palermo. Difficilmente, anche se la procura annuncia che ricorrerà in Cassazione contro la decisione dei colleghi del tribunale della Libertà, la liberazione dei mafiosi dei clan di Bagheria, Ficarazzi e Altavilla potrà essere evitata. La prima udienza del processo d’appello, durante la quale il termine di custodia potrebbe essere sospeso legittimamente, non potrà infatti tenersi prima di marzo. Tra l’avviso di fissazione del processo e la trattazione gli avvocati devono avere 20 giorni e gli avvisi sono stati fatti notificati dal 5 febbraio. Nel frattempo 14 dei 25 imputati, tranne soluzioni diverse, dovrebbero essere liberati tra pochi giorni.

Lasceranno le celle così tutti coloro che hanno avuto pene fino a 10 anni: per le condanne superiori, che sono 9, il termine è più lungo di sei mesi, scadrà il 19 agosto e per quella data la decisione di secondo grado dovrebbe essere pronunciata. Fra coloro che non usciranno, perlomeno subito, ci sono anche Michele Modica ed Emanuele Cecala, condannati rispettivamente all’ergastolo e a 30 anni per l’omicidio di Antonio Canu, ucciso a Caccamo il 28 gennaio 2005.

Il processo Reset nasce dall’omonima operazione antimafia che a giugno del 2014 scorso portò in carcere 31 persone tra boss e gregari delle cosce in provincia di Palermo. Il nome era stato scelto perché le indagini puntavano ad azzerare l’attività delle cosche nel luogo di latitanza preferito da Bernardo Provenzano. Fondamentale era stata l’opera degli investigatori e di associazioni antiracket per convincere i commercianti taglieggiati a denunciare. Anche per questo motivo la scrittura delle motivazioni della sentenza è risultata complessa: comprendeva infatti ben 46 parti civili.  Il procedimento in abbreviato si era concluso con pesanti condanne per 25 imputati, mentre altri avevano scelto l’ordinario. La sentenza fu emessa dal gup alle ore 23 del 20 novembre 2015: un’ora dopo, allo scoccare della mezzanotte, sarebbero scaduti i termini di custodia cautelare. Un salvataggio in calcio d’angolo che adesso sembra quasi profetivo. Questa volta, infatti, la corsa contro il tempo sembra non aver avuto i risultati sperati.