Il via libera è arrivato. Ma con un compromesso che complica la situazione. E per ora si tratta solo di un orientamento espresso dai capigruppo: vale a dire che occorre attendere il voto della commissione e poi della plenaria, probabilmente a marzo. I coordinatori dei gruppi della commissione Sviluppo regionale del Parlamento europeo si sono espressi a favore della procedura di voto semplificata per modificare il regolamento sui fondi strutturali con l’obiettivo di consentire il finanziamento del 100% dei costi della ricostruzione post terremoto da parte della Ue. Se la proposta della Commissione passerà senza modifiche, in pratica, all’Italia non sarà richiesto alcun contributo finanziario (e lo stesso varrà in futuro per tutti gli altri Paesi colpiti da catastrofi naturali): un esito che da un certo punto di vista potrebbe mettere in difficoltà Roma, perché se il conto fosse saldato interamente da Bruxelles il governo non potrebbe più utilizzare le “spese eccezionali” per il sisma come arma di trattativa con la Commissione nel negoziato sulla manovra correttiva.

Sul fatto che la strada della modifica ora sia spianata resta comunque più di un dubbio. La procedura semplificata in teoria dovrebbe tradursi in un’accelerazione rispetto all’iter normale, ma visto che si potranno presentare emendamenti l’esito è tutt’altro che sicuro. E non solo. Perché i coordinatori, su proposta del deputato olandese Lambert van Nistelrooij del Ppe (lo stesso che era “caduto dalla sedia” quando ha “saputo della proposta della commissione”), hanno optato per la procedura semplificata prevista dall’articolo 50.2 dei regolamenti interni. Quella che prevede appunto la produzione di emendamenti prima dell’arrivo in plenaria. Ma che prevede anche  l’approvazione della proposta con una specifica clausola: “A meno che i gruppi politici si oppongano alle modifiche entro un limite di tempo, che non può essere inferiore a 10 giorni lavorativi”. In quel caso si torna indietro: una procedura semplificata che nei fatti di semplice ha ben poco.

Così Rosa D’Amato, capo-delegazione del Movimento 5 Stelle in Europa, attacca: “I gruppi politici a cui appartengono Forza Italia, Ncd e Partito Democratico non hanno sostenuto la nostra posizione ma hanno ceduto ad un compromesso che allungherà i tempi e le procedure: la procedura sarà sì semplificata ma con apertura di emendamenti e votazione finale che slitterà”. Il Movimento 5 Stelle “ha votato a favore e abbiamo chiesto a tutti gli eurodeputati italiani di impegnarsi allo stesso modo nei confronti dei coordinatori dei loro gruppi. Sono incredibili le dichiarazioni di alcuni eurodeputati del Partito Democratico che parlano di una vittoria e di un loro sostegno alla procedura accelerata, quando il coordinatore del loro gruppo è stato il primo a cedere al compromesso. Noi non ci arrendiamo, ora terremo alta l’attenzione su questo accordo perché il compromesso riapre la lotteria degli emendamenti che rischiano di far abbassare la quota di ricostruzione finanziata che oggi è 100%”.

Prima della riunione dei coordinatori, l’eurodeputato del Pd e vice presidente della commissione Regi Andrea Cozzolino aveva ribadito quanto detto la settimana scorsa: “Come Socialisti e Democratici europei, tutti uniti, abbiamo deciso di difendere la procedura di voto semplificata e di sostenere con forza la proposta della Commissione di aumentare al 100% il cofinanziamento per la ricostruzione delle zone colpite da disastri naturali”. Stessa posizione per i Conservatori e riformisti europei: “Insieme al collega Remo Sernagiotto, come deputati del gruppo ECR al Parlamento europeo sosteniamo, in accordo con il nostro coordinatore in Commissione, il ricorso alla procedura semplificata”, ha detto Raffaele Fitto. “La nostra priorità è, e lo sarà sempre, far sì che i finanziamenti per la ricostruzione siano approvati il più velocemente possibile”.

“La delegazione italiana del Ppe – hanno rivendicato dal canto loro Elisabetta Gardini e Lorenzo Cesa – ha lavorato intensamente affinché la posizione di tutto il Gruppo Ppe potesse convergere verso una rapida adozione del testo in linea con il carattere di urgenza della proposta. In questo è stato fondamentale l’aiuto del Capogruppo, Manfred Weber“. “Accordare una procedura semplificata a tale proposta permetterà all’Ue di mostrare la sua azione concreta e la sua solidarietà alle popolazioni colpite. Non stiamo chiedendo un’eccezione per l’Italia ma uno strumento che sia a disposizione di tutti gli Stati membri colpiti da catastrofi naturali”. Poco importa se alla fine le possibilità che la proposta della Commissione Ue venga modificata – o addirittura stravolta – ci sono tutte.