di Gerardo Lisco

Le immagini delle manifestazioni di questi giorni contro Donald Trump, trasmesse da vari canali televisivi, e la narrazione che ne fanno i giornalisti mi lasciano perplesso. A manifestare sono: femministe, omosessuali e gente dello spettacolo. Fino ad ora non ho sentito di manifestazioni organizzate da quelle fasce sociali che vivono il disagio prodotto dalla globalizzazione neoliberista che ha determinato il massacro del lavoro in Europa e negli Usa.

Per capire le ragioni dei movimenti migratori bisogna ragionare sulle cause, tra esse sicuramente le guerre in corso: guerre combattute per imporre, con la forza, il modello neoliberista e legittimare in nome della democrazia, della libertà individuale e del mercato le ragioni dello sfruttamento. Di fronte alle proteste contro Trump di multinazionali, sono immediatamente portato a pensare che, con la globalizzazione e la delocalizzazione delle attività produttive, questi colossi abbiano realizzato profitti enormi sulla pelle di poveri disgraziati.

Come si fa a dimenticare la morte delle operaie in Bangladesh a seguito dell’incendio scoppiato in una fabbrica tessile che produceva per marchi occidentali? Come si fa a dimenticare la tragedia di Bophal in India o ad ignorare l’espulsione, per dirla con la Sassen, di milioni di contadini dalle loro proprietà in Africa e in America Latina acquistate a prezzi stracciati da multinazionali occidentali e cinesi? Di fronte alle critiche mosse dalle multinazionali mi viene da pensare che dietro l’umanitarismo di costoro si nasconda altro. Ad esempio, non sarà che i veri oggetti della protesta sono l’introduzione dei dazi sui beni frutto della delocalizzazione e l’annullamento degli accordi di libero scambio quali Tpp e Ttip?

Starbucks ha dichiarato di voler assumere 10.000 immigrati, permettetemi di avere qualche dubbio. La prima cosa che mi viene da pensare è che Starbucks si vede sfuggire la possibilità di assumere mano d’opera con salari che mai nessun americano accetterebbe. Anche rispetto agli avvocati che si sono presentati nei vari aeroporti per prendere le difese degli immigrati ho dei dubbi. Penso che a spingerli sia stato più l’affare che hanno fiutato che il senso civico.

L’Occidente dovrebbe smetterla con l’ipocrisia e trovare soluzioni concrete alle cause che determinano l’emigrazione. Una cosa è emigrare per libera scelta, altra cosa l’essere costretti da condizioni indipendenti dalla propria volontà. Date le condizioni più che di emigrazione dovremmo parlare di una subdola forma di deportazione. Trump è solo l’altra faccia di un sistema capitalista che impone con la forza politica, militare, economica e culturale la propria visione del mondo, annullando e distruggendo tutto ciò che è altro per cultura, religione, sistema socio – economico, in una parola filosofia di vita rispetto alla logica liberista della quale l’oligopolio è struttura e sovrastruttura.

In un servizio televisivo trasmesso da Rai News 24 Hillary Clinton sottoscriveva un documento contro Trump sulla questione immigrati. In quel momento mi è venuto in mente il Cnas fondato nel 2007, Center for a New American Security che raggruppa i neocon americani, ultra conservatori, insieme ad esponenti del partito democratico e di cui, tra gli altri fanno parte Kagan e Rubin, già membro dello staff della Clinton. Il più recente rapporto curato da quest’ultimo si intitola “Estendere il potere americano. Strategie per espandere il coinvolgimento americano nell’ordine mondiale”. In esso l’autore delinea una strategia di politica estera iper-imperialista, a difesa degli interessi Usa, da imporre anche con la forza. Come dimenticare che la Clinton è corresponsabile del conflitto mediorientale che sta provocando quell’emigrazione di cui sopra?

Sono contro Trump ma accettare in modo acritico ciò che sostengono i media di regime mi sembra sciocco.

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