Anni fa io e un mio amico ci domandavamo come mai nel mondo ambientalista non ci si ponesse il problema delle mense, e ci domandavamo anche quanto cibo vi andasse sprecato. Sono passati gli anni, e sugli sprechi adesso invece i numeri si sprecano a loro volta.

In particolare, per quanto riguarda l’Italia, il Politecnico di Milano ha prodotto uno studio da cui risultano le seguenti percentuali di spreco, su un totale del 17,4% del consumo nazionale: al primo posto le nostre sbagliate abitudini alimentari contribuiscono nella misura dell’8%; poi viene la ristorazione nella misura del 6,3%; poi gli sprechi nei campi, per il 2,9%; la distribuzione con il 2,5% e infine la trasformazione con lo 0,4%.

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Dunque, la ristorazione è la maggiore responsabile degli sprechi dopo noi consumatori fra le nostre mura domestiche. La ristorazione che è sì costituita da ristoranti, trattorie, pizzerie, ma soprattutto dalle mense di cui sopra, con particolare riferimento alle mense scolastiche, anche perché le mense aziendali si stanno riducendo di numero sia per la chiusura di stabilimenti e uffici, sia per i loro alti costi di gestione.

A proposito delle mense, esemplare la cosiddetta “guerra del panino” che si è svolta proprio a Torino l’anno scorso, dove 58 famiglie (mosse non certo da motivi ambientali, ma di semplici costi) hanno chiesto al Tribunale di Torino di pronunciarsi in merito al loro diritto di dare ai figli il panino anziché vederli obbligati a mangiare in mensa.

Il Tribunale in via di urgenza ha dato ragione alle famiglie, la Corte d’Appello ha confermato. Ovviamente, il Ministero che aveva impugnato l’ordinanza del Tribunale, si è detto preoccupato, così come la Regione Piemonte, per bocca del governatore Chiamparino: “Prendiamo atto con preoccupazione del nuovo pronunciamento del Tribunale di Torino sul pasto domestico. La Regione Piemonte ha già sottolineato in più occasioni il rischio che le sentenze della magistratura possano mettere in discussione l’universalità del servizio mensa e la funzione pedagogica, sociale e di educazione alimentare di cui è portatrice”.

Nessun accenno al fatto che le mense sprechino l’inverosimile (ogni giorno quasi un quarto del cibo che viene servito nelle mense scolastiche avanza e finisce nel bidone della spazzatura). E non ci si poteva aspettare altrimenti da governanti per i quali forse l’ambiente è l’ultimo dei problemi. In realtà, più panini, meno bimbi e ragazzi che pranzano in mensa: meno spreco. Elementare, Watson! Questo ovviamente senza scendere nel campo della qualità del cibo offerto dalle mense.

Eppure qualche piccolo segnale di attenzione da parte di chi governa per lo spreco della ristorazione collettiva viene dal territorio. A Como ad esempio, a iniziare da questi giorni, parte un’iniziativa che prevede di dotare 1.650 bimbi delle elementari di doggy bag, con cui porteranno a casa in un sacchetto, riutilizzabile e riciclabile, gli alimenti non consumati a scuola come pane, prodotti da forno e frutta. Due piccioni con una fava: si spreca meno e si educa.

Reggio Emilia, invece, da novembre, la giunta comunale ha dato il via libera all’iniziativa che permette di recuperare le eccedenze alimentari delle mense scolastiche per destinarle a soggetti o famiglie in difficoltà. Simil provvedimento è stato adottato dal comune di Firenze. Due gocce nel mare dello spreco, ma sempre meglio del nulla.