Per celebrare al meglio codesto 2017 ho pensato bene di rompere le… uova a voi bipedi attivi, perché non vorrei mai pensiate ch’io sia uno pseudo giornalista debole, voglioso solo di compiacere i suoi lettori camminatori. E invece no, poiché devo tirarvi le orecchie: buon compleanno a tutti.

Ah no, ho sbagliato, perché la mia vuole essere una tirata d’orecchie (negativa) rivolta unicamente alla categoria “bipede attivo noncurante”: oggi, infatti, scopriremo come si comporta l’esemplare inquisito nel momento in cui “fiuta” uno stallo per disabile incustodito e sveleremo i tre segreti di Fatima.

Sarà capitato a tutti voi di avvistare ai margini delle strade o nelle aree di parcheggio delle strane strisce gialle che formano un rettangolo, all’interno del quale trovate disegnato un esemplare di disabile stilizzato. Siete pronti a scoprire il primo segreto? Quelle misteriose strisce non rappresentano affatto una denuncia provocatoria di un’associazione di miei colleghi di sofferenza: non intendono simboleggiare l’esemplare inabile chiuso in una stanza “e tutto il mondo fuori”, per un’opera dal titolo: “La solitudine del disabile”. No, no, è semplicemente un posteggio riservato a chi ha la sofferenza nel sangue e il tagliando che lo certifica.

Il bipede attivo noncurante, infatti, si cura sempre di occuparlo abusivamente e quando glielo si fa notare si giustifica con motivazioni diametralmente opposte, a seconda della situazione e delle necessità (questa la sua prima nota positiva: è polivalente). Prendiamo l’esempio di un grande parcheggio: se i posti liberi sono pochi, il noncurante occupa il “disabile stilizzato” con questa motivazione: “Purtroppo (e questo denota una certa sensibilità, altra nota positiva) non c’era altro posteggio”.

La nota negativa è che manca di logica mentre è parco di qualcos’altro (lascio a voi pensare a cosa), poiché gli sfugge un particolare: per la sua automobile non c’è posto. Deve farsene una ragione, e per farlo può avvalersi del secondo segreto di Fatima: essendo bipede “attivo” può attivare i suoi arti inferiori, disattivare la noncuranza e camminare dallo stallo al luogo desiderato.

Medesima operazione che può fare quando il parcheggio è disponibile in quantità (siamo sempre nel grande parcheggio), ma rimane tanto affascinato dalla denuncia sociale di cui sopra al punto di “occuparla”: è così vicino all’ingresso, perché non sfruttare l’occasione? In questo caso ecco la giustificazione che sfoggia: “C’è tanto di quel posteggio”, come a dire: “Disabile, questa volta parcheggia tu da un’altra parte”. Mentre a quest’ultimo vien da pensare: “Vista appunto la disponibilità, a maggior ragione occupa quei parcheggi di bianco bordati: sono più eleganti”.

Ricordo che per detenere e difendere il “titolo” di posteggio d’oro bisogna possedere un curriculum che certifichi una carriera da disabile. Perché solo in questo modo si ottiene l’illustre tagliando. Per aggirare l’ostacolo, il noncurante 2.0 – l’evoluzione più furba e ancor più noncurante della categoria – è in grado di mimetizzarsi quasi quanto un camaleonte: riesce infatti a sfruttare il tagliando abusivamente, grazie al parente esemplare di disabile o dipartito tale. L’obiettivo sarà provare l’ebbrezza di sentirsi inabile o “vivere” i privilegi che l’inabilità offre? Sia come sia, cerca istintivamente di immedesimarsi: vuole a tutti i costi essere empatico, ennesima nota positiva. Ma quante qualità possiedono questi noncuranti?

Ora spostiamo la nostra attenzione dallo stallo del disabile stilizzato a quelle strane strisce gialle trasversali disegnate a fianco o dietro al suddetto parcheggio. Ebbene è arrivato il momento di svelare il terzo segreto di Fatima: quelle originali strisce non rappresentano un’altra installazione di street art, non simboleggiano l’importanza che una società attenta e sensibile possa avere nei confronti dell’esemplare di disabile. No affatto, consentano di avere lo spazio sufficiente per passare dalla carrozzina alla macchina e viceversa. Bipede attivo: sei giustificato a non conoscere l’utilità di quelle strisce, ma nel dubbio non occuparle. Capito bipede attivo noncurante?

Allo scopo di sensibilizzare il noncurante a non occupare il famoso parcheggio alcune amministrazioni comunali hanno deciso di far scrivere sui cartelli che indicano lo stallo: “Vuoi il mio parcheggio, prenditi il mio handicap”. Solo una cosa non ho capito: ma io poi devo per forza prendere il loro?